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Ceuta: la crisi migratoria riaccende lo scontro politico e le tensioni nell’UE

Una vera e propria tragedia si è consumata nelle acque che bagnano Ceuta, l’exclave spagnola in territorio marocchino. Nel tentativo di attraversare il confine, un massiccio afflusso di circa duemila migranti, prevalentemente marocchini e algerini, ha travolto la linea di demarcazione. Il bilancio è drammatico: sono almeno 18 i corpi privi di vita recuperati, una cifra che spinge a 44 il totale delle vittime registrate nell’area dall’inizio dell’anno. Un numero che rischia di superare in breve tempo il dato complessivo di 46 decessi rilevato al termine del 2025. La fiumana di persone ha messo a dura prova la Guardia Civil e i servizi di soccorso, che sono riusciti a prestare prime cure ai feriti e a trarre in salvo altre 117 persone, subito trasferite presso il Centro di permanenza temporanea per immigrati (Ceti), ormai al collasso e in grave stato di sovraffollamento.

La grave emergenza ha provocato un’immediata risposta da parte del governo di Madrid. Il premier Pedro Sánchez ha disposto l’invio dell’esercito a supporto della Guardia Civil, annunciando la massima mobilitazione e un coordinamento costante con le autorità internazionali e con il governo marocchino per ripristinare la normalità. La misura non ha risparmiato al presidente del governo spagnolo dure critiche politiche interne: l’ultradestra di Vox, guidata da Santiago Abascal, ha denunciato un’invasione e accusato l’esecutivo di aver favorito gli arrivi. Di contro, fonti governative hanno respinto ogni ricostruzione demagogica, smentendo qualsiasi legame tra l’ondata straordinaria e i recenti provvedimenti di regolarizzazione. La crisi ha valicato anche i confini nazionali, innescando tensioni diplomatiche con l’Italia dopo le dichiarazioni della premier Giorgia Meloni sull’ipotesi di chiudere lo spazio Schengen con la Spagna, provocando l’indignazione di Madrid e la convocazione dell’ambasciatore italiano.

Sul fronte diplomatico e di contenimento dei flussi, il Marocco ha addossato la responsabilità dell’accaduto a organizzazioni criminali dedite allo sfruttamento delle persone vulnerabili, definendo esemplare la propria cooperazione con la Spagna e ribadendo di non incoraggiare la migrazione irregolare. contestualmente, i ministeri dell’Interno di Madrid e Rabat hanno concordato nuove misure di sicurezza per prevenire ulteriori attraversamenti e l’attivazione di procedure per il tempestivo rimpatriare di chi è passato illegalmente. A livello continentale, la Commissione Europea e il commissario agli Affari interni Magnus Brunner hanno confermato di seguire con grande attenzione l’evolversi della situazione, garantendo a Madrid pieno sostegno operativo e finanziario, che include anche il possibile potenziamento della presenza dell’agenzia Frontex.

L’episodio richiama da vicino quanto accaduto nel maggio del 2021, quando 8mila persone riuscirono a fare ingresso a Ceuta in un solo giorno durante una complessa fase di strappo diplomatico tra Spagna e Marocco. Come allora, l’evento odierno ripropone gli interrogativi sulla potenziale strumentalizzazione dei flussi d’ingresso come leva di pressione politica, nonostante le smentite di rito. L’intervento delle istituzioni comunitarie si colloca all’interno delle linee guida del nuovo Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, concepito appositamente per offrire strumenti di gestione straordinaria e di supporto agli Stati membri situati sulle frontiere esterne dell’Unione.

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