Si lavora senza sosta in Colombia per far fronte all’emergenza causata dal devastante sisma di magnitudo 7.4 che lo scorso 10 agosto ha sconvolto il Paese. A pochi giorni dalla tragedia, giungono i primi segnali di ripresa sul fronte delle infrastrutture: l’Aeronautica Civile colombiana ha infatti confermato la riapertura di sei dei sette aeroporti rimasti coinvolti dalle conseguenze delle scosse. Gli scali strategici di Cali e Quibdó sono tornati pienamente operativi e lavorano a regime regolare, mentre gli aeroporti di Armenia, Buenaventura e Manizales hanno riaperto ai voli commerciali pur mantenendo specifiche limitazioni operative legate alla sicurezza.
Mentre i soccorsi continuano a scavare tra le macerie, i dati ufficiali restituiscono un quadro drammatico dell’impatto del sisma. Il bilancio temporaneo delle vittime è salito a 240 morti, con oltre 1.300 feriti e circa 2.000 persone che risultano ancora disperse. Le autorità locali hanno segnalato il crollo di almeno un centinaio di edifici, con la situazione più critica concentrata nei dipartimenti di Risaralda e della Valle del Cauca, epicentri del maggior numero di vittime e danni strutturali. Gravissimo anche l’impatto sulle comunità rurali e vulnerabili: secondo le prime stime, sono circa 70mila gli indigeni colombiani direttamente colpiti dalla catastrofe.
Sotto il profilo dell’emergenza umanitaria e della futura ricostruzione, la macchina della solidarietà globale si è messa subito in moto. Il vicepresidente José Manuel Restrepo ha reso noto che la Colombia ha già ricevuto formalmente proposte di aiuti economici da diversi organismi multilaterali internazionali, per una cifra complessiva che supera gli 1,3 miliardi di dollari. Fondi che si riveleranno fondamentali per sostenere le operazioni di soccorso ancora in corso, assistere le decine di migliaia di sfollati e avviare i primi complessi interventi di ripristino del territorio.






