La decisione di Massimo Andriotto, proprietario della storica Arredambienti di Villadose: «Niente telefonino il 18 giugno (oggi, ndr). Frena le nostre capacità intellettive. Molte imprese hanno chiamato. Sono pronte a copiarci» Il 18 giugno (oggi, ndr), nessuno dei dipendenti e dei collaboratori, nemmeno il titolare, potrà entrare all’interno dei cancelli dell’azienda con il proprio cellulare. Dimostreremo, così, che siamo capaci di vivere per un giorno senza questa ossessione». Non appena i venti lavoratori della storica azienda Arredambienti di Villadose (Rovigo), specializzata nella progettazione e realizzazione di interni per attività commerciali e imbarcazioni di lusso, hanno letto il singolare messaggio, inviato del titolare Massimo Andriotto nella chat aziendale, hanno pensato a uno scherzo. Ma la conferma del capo non è tardata ad arrivare. «Ho pensato di istituire una giornata di disintossicazione dai cellulari – ha spiegato l’imprenditore, 66 anni, di cui 46 trascorsi a realizzare arredi per i grandi brand del lusso nello stabilimento di via dell’Artigianato -. Ho notato, infatti, che costituiscono una continua fonte di distrazione per tutti noi. Il personale degli uffici è costantemente distratto da messaggi e chat scolastiche o familiari, senza contare le chiamate dei call center e le notifiche dei social. Ogni 5 minuti si sente vibrare un cellulare. Lo stesso accade per chi lavora in produzione. Anche se sarebbe vietato, infatti, qualcuno lo tiene in tasca e l’occhiatina scappa sempre. È più forte di noi – fa notare Andriotto -, siamo tutti cellulare-dipendenti. Non riusciamo più a raggiungere una destinazione senza il navigatore. Le nuove generazioni non sanno leggere una cartina stradale».Il cellulare, secondo l’imprenditore polesano, se da un lato ha portato indiscussi vantaggi nella velocità di comunicazione, dall’altro ci sta rallentando nelle capacità intellettive e di problem solving. «Ricevo decine di telefonate al giorno, molte delle quali sono dei miei collaboratori: mi chiamano anche 5-6 volte quando potrebbero benissimo raccogliere i pensieri e comunicarmi il tutto in un’unica chiamata. E invece non ci siamo più abituati. Stiamo perdendo la capacità di ragionamento e sintesi e questo si ripercuote sulla qualità del lavoro: il tempo trascorso al telefono è tempo portato via alla mansione che sto compiendo». Il cellulare, insomma, secondo l’imprenditore polesano sta anche provocando danni alle aziende sul fronte della produttività.
I dipendenti: le reazioni
Nella piccola azienda di Villadose, però, non tutti hanno accolto di buon grado il «disconnect day» previsto per oggi. «Come farò a sollecitare ogni 10 minuti mio figlio per convincerlo a studiare per la maturità ? – si chiede, tra l’ironico e il perplesso, la segretaria Roberta -. Con i figli adolescenti il cellulare è uno strumento di controllo utile». «Mia moglie è un po’ preoccupata per il fatto che per un’intera giornata non avrò il cellulare con me – spiega invece un operaio della produzione -: le ho spiegato che se ci sono emergenze – sa com’è, con i figli piccoli ce ne sono sempre – potrà contattarmi in azienda». Ma c’è anche la voce fuori dal coro di Lucio Visentin, falegname a un passo dalla pensione: «Non ho mai portato il cellulare al lavoro – confessa -, se succede qualcosa mi chiamano dall’ufficio». «Mi stanno contattando decine di colleghi imprenditori – fa sapere con un certo orgoglio Andriotto -. Molte aziende vogliono copiarci l’iniziativa».





