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Grottaminarda, Antonio malato di SLA non riceve da mesi contributi dalla Regione e denuncia: “La burocrazia sanitaria annienta noi e le nostre famiglie”

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A Grottaminarda, in una stanza che sembra un reparto ospedaliero ma pulsa di amore e dignità, vive Antonio Cobino, 58 anni, affetto da SLA. Una malattia che immobilizza il corpo, ma non la mente e nemmeno il cuore. Antonio è completamente paralizzato, comunica con un puntatore oculare, ma riesce a farsi sentire forte e chiaro.

Da sei mesi, lui e la sua famiglia non ricevono più i contributi regionali per l’assistenza. Nessun sostegno dalla Regione Campania, né dall’antenna sociale di Ariano Irpino. E nel frattempo? Le spese per infermieri, medicinali e attrezzature sanitarie aumentano, e a farsene carico sono solo la moglie Michelina e i figli, che hanno scelto con coraggio di curarlo a casa.

La situazione è diventata insostenibile. Così Antonio ha deciso di fare ciò che gli riesce ancora con straordinaria lucidità: scrivere. E ha pubblicato una lettera aperta, potente, commovente, tagliente. Una denuncia che parla a nome suo e di tante altre famiglie dimenticate.

“Le famiglie che decidono di accudire in casa un malato gravissimo andrebbero sostenute, non soffocate da burocrazia e silenzi. Invece, sembra quasi che qualcuno voglia costringerci a portarli in struttura, dove tutto costa di più. Chissà perché…”

Nel mirino, anche l’assegno di cura, distribuito – secondo Antonio – senza logica: la stessa cifra per chi ha bisogno di cure minime e per chi, come lui, vive attaccato a un respiratore e alimentato artificialmente. E poi il silenzio delle associazioni, le visite specialistiche che non vengono fatte a domicilio, il disinteresse generale.

Ma Antonio non è solo. A raccogliere il suo grido è stato il giornalista Enzo Costanza, suo amico di lunga data, che gli ha promesso pubblicamente di combattere al suo fianco.

“Antonio mi ha detto: ‘Enzo, non dimenticarti di me.’ E io ti prometto che lotterò con tutte le mie forze per aiutarti. È una promessa.”

Quella di Antonio è più di una denuncia. È una chiamata collettiva alla responsabilità. Un richiamo umano, etico, civile. Perché nessuno, mai, dovrebbe essere lasciato indietro.

Condividiamola. Facciamola arrivare dove serve. Per Antonio. E per tutti quelli come lui.

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