Avellino, città di discussioni infinite su commissari e geometrie politiche, ma incapace – o forse solo indifferente – verso chi vive quotidianamente ai margini. Il volto di questa indifferenza si chiama Faim, giovane fragile, invisibile tra gli invisibili, simbolo di un’umanità dimenticata. Lo si incontra ogni giorno per strada, sotto il sole o nella pioggia, spesso solo, sempre più solo. Nella foto che sta facendo il giro dei social, Faim è seduto su un marciapiede, con accanto solo un volontario e qualche cittadino che ancora ha il coraggio di non girarsi dall’altra parte. Nessun assessore. Nessun funzionario. Nessuno che rappresenti quelle istituzioni che pure dovrebbero occuparsi di chi non ha voce. E nemmeno casa. E nemmeno un nome, per chi amministra. Mentre si discute (ancora) di commissario sì o commissario no, di campo largo o campo stretto, la vera politica, quella dei bisogni, resta muta. I servizi sociali? Assenti. La Caritas purtroppo è satura, nonostante il grande impegno. La città? Distratta. Le tragedie recenti di chi è morto nell’abbandono sono già scomparse dai radar pubblici. Ma la strada non dimentica. I marciapiedi raccontano, ogni giorno, storie come quella di Faim. Storie che fanno male, perché rivelano che la povertà non è solo mancanza di soldi, ma soprattutto di attenzione. E di dignità. Ci resta solo da dire grazie. Grazie ai cittadini comuni che si fermano, che ascoltano, che offrono un caffè o una parola. Che ci ricordano che essere umani è prima di tutto non voltarsi dall’altra parte.
In attesa che qualcuno, nei palazzi, si accorga che Faim esiste. E con lui tanti, troppi altri.





