Un tragico epilogo che ha scosso le coscienze e sollevato interrogativi sullo stato del sistema carcerario italiano. Stefano Argentino, 27 anni, detenuto nel carcere di Messina per l’omicidio di Sara Campanella, si è tolto la vita in cella. La sua morte, avvenuta dopo un periodo di sorveglianza speciale revocato, ha riacceso il dibattito sulle responsabilità dello Stato e sulla gestione delle fragilità psicologiche dei detenuti.
L’avvocato di Argentino, Stefano Cultrera, non usa mezzi termini e punta il dito direttamente contro lo Stato, ritenendolo responsabile della tragedia. L’avvocato aveva chiesto una perizia psichiatrica per il suo assistito, che aveva manifestato sin dall’inizio intenti suicidi, ma la richiesta era stata respinta. “Avrebbe potuto salvare almeno una delle due vite”, ha dichiarato il legale, auspicando che le due famiglie, unite da un dolore immane, possano trovare un po’ di pace.
Dall’altra parte, la famiglia di Sara Campanella, seppur colpita dalla notizia, ribadisce la propria determinazione a continuare la lotta contro la violenza di genere. Gli avvocati Cettina La Torre, Filippo Barbera e Riccardo Meandro hanno sottolineato come la morte di Stefano Argentino abbia interrotto il percorso giudiziario, ma non la battaglia in memoria di Sara. “Il suo sacrificio deve restare un monito per la società”, hanno affermato, chiedendo un impegno maggiore per prevenire e contrastare la barbarie dei femminicidi.
L’avvocato La Torre ha descritto l’evento come “l’epilogo terribile di una storia terribile”, sottolineando il dolore e la mancanza di parole della famiglia di Sara di fronte a questo inatteso sviluppo.
Anche il sindacato della polizia penitenziaria (Spp) ha commentato la vicenda, definendola una “tragedia annunciata”. Aldo Di Giacomo, segretario del sindacato, ha messo in evidenza come le prime settimane di detenzione siano le più a rischio per i giovani detenuti, specialmente se accusati di reati di sangue. Il segretario ha poi denunciato l’inadeguatezza del sistema carcerario, sottolineando la media allarmante di un suicidio ogni quattro giorni e criticando la gestione del ministero.
Secondo Di Giacomo, l’istituzione di una task force da parte del ministro Nordio è stato un “flop”, una mossa per placare l’opinione pubblica senza affrontare i problemi reali, come il sovraffollamento, la mancanza di assistenza psicologica e il numero insufficiente di medici e assistenti sociali. Il sindacalista ha concluso criticando la proposta di costruire celle-container, definendola uno spreco di denaro che non risolverebbe la crisi strutturale del sistema carcerario italiano.





