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“Non togliamo acqua alla Puglia per darla all’Irpinia”: Così parlò Palomba, direttore Alto Calore

Durante l’ultima assemblea dell’Alto Calore, il direttore generale Andrea Palomba ha pronunciato parole che hanno suscitato rabbia in Irpinia. Nel pieno della crisi idrica che sta colpendo duramente il territorio, Palomba ha affermato che non sarebbe stato corretto “togliere risorse d’acqua alla Puglia e mandare a terra le loro attività turistiche”. Una dichiarazione che molti hanno letto come una scelta di campo, a favore del turismo pugliese e a discapito dei cittadini indignati in quanto l’acqua che arriva in Puglia proviene da sorgenti irpine.

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La situazione in Irpinia è sempre più critica. Nonostante sia una delle zone più ricche di sorgenti d’acqua del Sud Italia, da mesi migliaia di famiglie vivono disagi quotidiani a causa dei razionamenti. Le sorgenti stanno registrando un forte calo di portata, aggravato da reti idriche obsolete e perdite che superano il 60% del totale. A giugno, le fonti di Cassano Irpino hanno erogato 1.742 litri al secondo, contro i 2.273 dello stesso mese dell’anno precedente. Un crollo che testimonia un’emergenza strutturale ormai fuori controllo.

Palomba ha spiegato che non si è voluto chiedere una quota maggiore d’acqua alla Puglia, pur sapendo che gran parte di quella risorsa ha origine proprio in Irpinia. L’intento, secondo lui, sarebbe stato quello di non compromettere la stagione turistica pugliese. In molti hanno però interpretato questa posizione come una rinuncia alla tutela dei diritti dei cittadini irpini, che da settimane fanno i conti con rubinetti a secco, agricoltura in crisi e servizi ridotti.

La scelta di non “disturbare” la Puglia ha creato un forte malcontento anche in ambito politico e istituzionale. In un momento in cui l’acqua è al centro di un’emergenza nazionale, e la stessa Puglia ha attivato piani di risparmio straordinari, appare incomprensibile il motivo per cui l’Irpinia non possa rivendicare con più forza un diritto minimo: quello all’accesso equo alla risorsa.

Intanto, la situazione si fa sempre più delicata. L’Alto Calore ha avviato interventi su oltre 400 perdite nelle condotte, ma i lavori procedono lentamente. Il rischio è che, con l’autunno alle porte e nuove ondate di siccità, la crisi si prolunghi per mesi, lasciando una popolazione intera ostaggio di scelte politiche ed economiche poco chiare.

Mentre il turismo pugliese continua a beneficiare di una fornitura idrica regolare, l’Irpinia si interroga sul prezzo da pagare per garantire quell’equilibrio. In gioco non c’è solo una questione tecnica, ma un tema più ampio di equità territoriale e rispetto delle comunità locali. La gestione dell’acqua, oggi più che mai, non può prescindere dalla trasparenza e dalla solidarietà tra regioni. Ma in questo caso, per molti cittadini irpini, è mancata l’una e l’altra.

 

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