L’Irpinia dei lavoratori si sveglia ancora all’alba, affronta collegamenti inesistenti e ore interminabili di viaggio. Una terra dove il progresso sembra essersi fermato “all’imbocco dell’Ofantina”. È questo il quadro amaro che emerge da una lettera accorata indirizzata alla sindaca di Sant’Angelo dei Lombardi, Rosanna Repole, scritta da Antonella Cappuccio, docente a tempo determinato presso l’Istituto Comprensivo “Francesco De Sanctis” del comune altirpino.
«Ogni giorno vivo sulla mia pelle l’odissea di raggiungere l’Alta Irpinia dal capoluogo — scrive Cappuccio —. Un’esperienza che farebbe impallidire anche Ulisse. Se Cristo si è fermato a Eboli, qui da noi il progresso si è fermato proprio all’imbocco dell’Ofantina: quella strada scorre veloce e moderna, ma noi siamo condannati a guardarla da lontano mentre il nostro pullman si addentra per ogni viottolo della provincia, sostituendosi ai bus scolastici nonostante ci siano anche lavoratori, evidentemente figli di un dio minore».
Un grido di protesta che si fa portavoce del disagio quotidiano di tanti pendolari irpini, insegnanti e lavoratori costretti a svegliarsi alle cinque del mattino per raggiungere i luoghi di lavoro, affrontando collegamenti lenti e servizi di trasporto pubblico insufficienti.
«Qui nel Paese reale — continua la docente —, quello che si alza quando fuori è ancora buio, ci si domanda se qualcuno si sia accorto che senza collegamenti degni di questo nome non c’è rilancio che tenga. Con le elezioni regionali alle porte, mi sembra quanto mai necessario far emergere il divario tra la retorica politica e la realtà quotidiana di chi vive e lavora in queste zone».
Nel testo integrale della lettera, la docente spiega di impiegare quattro ore al giorno per percorrere la tratta Avellino–Sant’Angelo dei Lombardi, una distanza che dovrebbe essere coperta in meno della metà del tempo. «L’assenza di collegamenti adeguati con il servizio AIR costringe gli insegnanti, come molti altri pendolari, ad utilizzare il mezzo privato — denuncia Cappuccio — con un impatto economico che incide per circa un terzo sul già esiguo stipendio di un docente in Italia».
Una testimonianza che si trasforma in un atto di denuncia civile, ma anche in un appello alle istituzioni: rimettere al centro dell’agenda politica il tema della mobilità interna e del diritto alla dignità del lavoro.
Perché, come scrive la docente, “senza trasporti efficienti non c’è scuola, non c’è lavoro e non c’è futuro per l’Alta Irpinia”.
Fonte – Oritcalab





