Il 2 febbraio la Chiesa celebra la Candelora, festa della Presentazione di Gesù al Tempio e della Purificazione di Maria, quaranta giorni dopo il Natale. È il giorno in cui il vecchio Simeone riconosce nel Bambino “la luce per illuminare le genti”, e proprio la luce diventa il cuore simbolico della liturgia: candele accese, benedette e portate nelle case come segno di protezione, speranza e rinnovamento.
Una ricorrenza che affonda le radici nel cristianesimo primitivo ma che conserva e rielabora tradizioni ancora più antiche, dai riti ebraici di purificazione fino alle celebrazioni pagane legate al ciclo delle stagioni, quando l’inverno cede il passo alla primavera. Nella cultura popolare, la Candelora è da sempre considerata un giorno di passaggio, una soglia tra buio e luce.
In Irpinia, la festa assume un valore unico a Montevergine, dove migliaia di fedeli ogni 2 febbraio salgono al Santuario della Madonna di Montevergine, la Mamma Schiavona, partecipando alla celebre Juta dei femminielli, momento di forte identità sociale e spirituale anche per la comunità LGBTQ+.
Quest’anno, però, la frana dello scorso novembre ha reso inaccessibile la strada provinciale verso il Santuario, imponendo la chiusura dell’area per motivi di sicurezza. Montevergine resta così silenziosa, ma non spenta: la Santa Messa della Candelora sarà celebrata alle 10 e trasmessa in diretta televisiva su PrimaTv e sui canali social dell’Abbazia, permettendo ai fedeli di partecipare a distanza e portare simbolicamente la luce nelle proprie case.
La devozione non si ferma allo schermo. Su iniziativa di don Vitaliano Della Sala, a partire dalle 11 la benedizione delle candele e il momento comunitario si svolgeranno nelle chiese di Mercogliano e Ospedaletto d’Alpinolo, accogliendo i fedeli in un clima di incontro e condivisione. Confermata la presenza dell’ATN (Associazione Transessuale Napoli) e del tradizionale momento conviviale post-liturgia, accompagnato dalla “tombola scostumata” con Loredana Rossi, Gold Queen e Last Queen.
Questa scelta non vuole sostituire Montevergine, ma mantenerne viva la tradizione, sostenendo al tempo stesso il tessuto sociale ed economico dei territori che da sempre vivono l’attesa dei pellegrini. La Candelora 2026 è diversa, ma conserva intatto il senso profondo del rito: la luce che resiste, la fede che unisce e la comunità che non si disperde.





