Succede in Irpinia, terra che custodisce il bacino idrico più grande del Mezzogiorno e che da decenni rifornisce d’acqua intere regioni del Sud. Eppure, paradossalmente, c’è chi quell’acqua non l’ha mai vista arrivare dentro casa.
Accade a Grottaminarda, nelle contrade Azzone e Bisciglieto, dove circa trenta famiglie — oltre cento persone tra anziani, bambini e lavoratori — vivono ancora oggi senza rete idrica pubblica e senza allacci fognari.
Una vicenda dai contorni quasi kafkiani, che sembra appartenere a un’altra epoca e che invece riguarda il presente.
Qui il tempo sembra essersi fermato agli anni Cinquanta, quando le opere di urbanizzazione primaria erano ancora un miraggio. Ogni abitazione è costretta a servirsi di pozzi privati per l’acqua e di pozzi neri per gli scarichi.
«Ogni casa ha il pozzo. Spesso quando apriamo il rubinetto esce acqua mista a fango. Non possiamo lavarci bene, né lavare stoviglie o panni. Gli elettrodomestici si rompono continuamente», raccontano i residenti esasperati.
A tutto questo si aggiunge il peso economico. Per far funzionare i pozzi serve energia elettrica e le bollette diventano insostenibili. Quando manca la corrente, manca anche l’acqua.
E poi ci sono le spese per lo svuotamento dei pozzi neri, perché le fogne non esistono. Senza contare le casse d’acqua acquistate ogni settimana per bere e cucinare.
«L’acqua del pozzo non è potabile», spiegano.
Molti residenti hanno acquistato casa anni fa nella speranza che il problema venisse risolto in tempi brevi.
«Sapevamo che non c’erano gli allacci, ma ci avevano assicurato che sarebbe stato solo temporaneo. Da anni, soprattutto prima delle elezioni, le amministrazioni promettono interventi. Poi spariscono e noi restiamo in queste condizioni».
Eppure la situazione appare ancora più assurda se si considera che il primo allaccio disponibile dell’Alto Calore e della rete fognaria si trova ad appena 800 metri in linea d’aria dalle abitazioni.
Una distanza minima che, però, per queste famiglie sembra infinita.
“Viviamo come nel terzo mondo”, denunciano amaramente i residenti.
Il sindaco Marcantonio Spera ha dichiarato di essere al lavoro insieme ai tecnici della Regione Campania per individuare una soluzione e reperire le risorse necessarie all’estensione della rete idrica e fognaria.
Un’apertura importante, che testimonia attenzione verso il problema. Ma è evidente che la questione non nasce oggi e non può essere attribuita esclusivamente all’attuale amministrazione. Si tratta di una ferita che attraversa decenni di scelte politiche mancate, rinvii e promesse mai mantenute.
Nel frattempo, però, decine di cittadini continuano a vivere senza un diritto essenziale come l’accesso all’acqua potabile.
Non chiedono privilegi. Chiedono normalità.
Chiedono di poter aprire un rubinetto senza paura che esca fango.
E allora una domanda sorge spontanea: all’Alto Calore Servizi SPA lo sanno? E soprattutto: cosa pensano di questa situazione?



