Cresce la preoccupazione tra cittadini, aziende agricole e operatori del territorio irpino in merito al possibile insediamento di una fonderia nella zona industriale di San Mango sul Calore, nel comune di Luogosano. Il Comitato “ProteggiAMO La Valle del Calore”, che rappresenta oltre 5.500 cittadini e numerose realtà produttive locali, ha formalmente richiesto alle istituzioni un intervento urgente per bloccare ogni attività preparatoria legata al progetto.
La richiesta è indirizzata al Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, a seguito della notizia che la società PiCo Srl, appartenente al gruppo Fonderie Pisano di Salerno, avrebbe presentato ricorso al TAR per opporsi alla decisione del Comune di vietare l’insediamento di industrie insalubri nel proprio territorio.
Secondo il Comitato, una fonderia, per sua natura, rientra tra le attività industriali a elevato impatto ambientale e sanitario. Anche nel caso di impianti tecnologicamente avanzati e definiti “green”, sottolineano i promotori dell’istanza, la produzione di metalli pesanti non può essere completamente eliminata. A rafforzare le preoccupazioni contribuisce il precedente giudiziario che ha coinvolto le Fonderie Pisano: la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha infatti stabilito un risarcimento per 151 cittadini residenti tra Baronissi, Pellezzano e Salerno, esposti per anni agli effetti dell’inquinamento prodotto dall’azienda.
Ulteriori elementi di allarme emergono da studi recenti, come quello condotto dal progetto SPES, che ha evidenziato livelli di metalli pesanti nel sangue degli abitanti delle aree limitrofe fino a cinque volte superiori rispetto a quelli registrati nella cosiddetta Terra dei Fuochi. Dati che, anche ipotizzando una significativa riduzione delle emissioni attraverso tecnologie avanzate, resterebbero comunque critici.
Il territorio interessato dal progetto rappresenta un’eccellenza agricola e ambientale. Nella Valle del Calore operano aziende certificate biologiche e integrate, oltre a produzioni di pregio riconosciute a livello internazionale, tra cui il Taurasi DOCG, il Fiano DOCG e l’olio Ravece DOP. Secondo il Comitato, l’insediamento industriale metterebbe seriamente a rischio l’equilibrio dell’ecosistema locale, compromettendo la qualità del suolo e delle acque e incidendo negativamente sul microbiota, con conseguenze dirette sulla fertilità agricola.
Tra le criticità evidenziate vi sono anche i rischi per la salute pubblica, considerando la vicinanza dell’area industriale ai centri abitati, e il potenziale danno reputazionale per un territorio che ha costruito la propria identità economica sulla qualità ambientale e sull’agroalimentare di eccellenza.
Il Comitato sottolinea inoltre l’incompatibilità del progetto con le linee strategiche del Piano Territoriale Provinciale, orientate alla sostenibilità e alla valorizzazione delle aree interne, nonché con gli obiettivi del Progetto Pilota Nazionale che ha destinato importanti risorse allo sviluppo dei borghi.
In alternativa, viene evidenziata la disponibilità di altre realtà imprenditoriali – Tecno Meccaniche Moderne, Idroambiente ed EKD – interessate a investire nell’area ex Arcelor-Mittal con attività ritenute compatibili con il territorio e in grado di garantire occupazione, inclusa la possibile ricollocazione dei 32 lavoratori attualmente in NASpI.
Alla luce di queste considerazioni, il Comitato chiede formalmente alle autorità competenti di attivare un’istanza di tutela e di disporre la cessazione immediata di ogni attività preparatoria relativa al progetto della fonderia.
Una richiesta che si inserisce in un più ampio dibattito sul futuro delle aree interne, tra sviluppo industriale e salvaguardia ambientale, e che chiama le istituzioni a una scelta strategica per il destino della Valle del Calore.
Riportiamo di seguito il testo della lettera:
Siamo venuti a conoscenza che la società PiCo srl del gruppo Fonderie Pisano di Salerno ha presentato ricorso al TAR per opporsi alla volontà del Comune di Luogosano di vietare l’insediamento di industrie insalubri nel proprio territorio, nel cuore della verde Irpinia.
Una fonderia per definizione è un’industria insalubre che richiede isolamento dai centri abitati e precauzioni speciali a causa dei rischi legati alla fusione e lavorazione dei metalli. Ricade in questa definizione anche una fonderia basata su nuove tecnologie e definita “green” in quanto la produzione di metalli pesanti non può essere azzerata. A questo si aggiunge che la specifica società ha dimostrato negli anni di perseverare in una condotta poco ligia alle regole tanto che l’anno scorso la CEDU ha stabilito che lo Stato Italiano dovrà versare un indennizzo a ben 151 abitanti di Baronissi, Pellezzano e Salerno, vittime dell’inquinamento causato proprio dalle Fonderie Pisano. Le denunce di danno alla salute contro detta azienda sono più che ventennali e un recente studio SPES ha certificato un valore ematico di metalli pesanti di abitanti limitrofi alla fonderia ben 5 volte maggiore agli abitanti della già inquinata Terra Dei Fuochi. Un valore talmente alto che, pur abbattendolo dell’80% attraverso forni di ultima generazione, resterebbe comunque più alto della zona più inquinata della Regione.
Con la presente, il Comitato ProteggiAMO La Valle Del Calore, con i suoi 5500 cittadini, le aziende agricole in regime di agricoltura integrata e biologica certificata, le aziende agricole olivicole e vitivinicole (con produzioni di fama mondiale come Taurasi DOCG, Fiano DOCG, Ravece DOP), ortofrutticole e agroalimentari insidiate anche nell’area industriale in oggetto,
RICHIEDE
istanza di tutela formale da parte dell’ente Provinciale, con cessazione immediata di ogni attività preparatoria relativa al progetto di insediamento industriale di una fonderia nella zona industriale San Mango Sul Calore in Luogosano.
Motivazioni:
– L’attività in questione, potenzialmente dannosa per l’ambiente e per le produzioni vegetali, in particolare quelle biologiche (art. 21 del Reg. CE 834/2007 e s.m.i.), potrebbe compromettere irreversibilmente la qualità del suolo (accumulo irreversibile di metalli nel suolo), delle acque e dell’ecosistema circostante, minacciando la salubrità dei prodotti biologici, la sostenibilità delle nostre aziende e di tutte le risorse naturali che offre il territorio, in primis il fiume che bagna il sito, quale corridoio ecologico.
I metalli pesanti, inoltre, potrebbero esercitare un’azione importante sul microbiota rizosferico andando a far decadere completamente la fertilità del suolo;
– Rischi legati alla salubrità ambientale, quindi per la salute della società civile che vive a meno di 1 km dalla zona industriale;
– Danno di immagine: l’avvento di un nuovo e significativo insediamento industriale nelle immediate vicinanze di realtà agricole e agroindustriali (il cui inserimento commerciale di GRAN PREGIO è già consolidato) potrebbe influire significativamente sul successo commerciale, fondato in primis dalla salubrità del luogo, dalla lontananza da zone ad alta intensità industriale e da autostrade;
– Incompatibilità con le linee strategiche del nuovo Piano Territoriale Provinciale, incentrate sulla qualità ambientale, sulla pianificazione integrata e sullo sviluppo socio-economico sostenibile nonché con gli obiettivi del Progetto Pilota Nazionale che ha elargito € 70 milioni per valorizzare i borghi interni.
Si vuole ricordare, infine, che il sito ex Arcelor-Mittal disponibile alla reindustrializzazione è oggetto di interesse anche da parte di Tecno Meccaniche Moderne, Azienda irpina in via di espansione, Idroambiente, Azienda beneventana con commesse in Irpinia, e EKD, Azienda locale già presente nell’area. Tutte e tre sono disponibili all’assorbimento dei 32 lavoratori della ex Arcelor-Mittal e ora in Naspi, a creare nuovi posti di lavoro per gli abitanti della Valle e hanno produzioni compatibili con il territorio.





