Il grido di allarme di oltre 20 dipendenti:
“Di fronte ai debiti ereditati e alle dimissioni in blocco del CdA, le istituzioni e il settore conciario voltano le spalle alla storica struttura. Appello al Sindaco, alla Regione e alla Curia: «Non si può morire di burocrazia e indifferenza».
A Solofra c’è un filo rosso che lega il drammatico dopoguerra del 1942 ai giorni nostri: è l’eredità morale e filantropica di Fabrizio Guarino. Un’eredità che oggi, dopo oltre ottant’anni di storia, solidarietà e accoglienza, rischia di essere definitivamente sotterrata sotto le macerie dell’indifferenza politica, dell’immobilità imprenditoriale e dei debiti di gestioni passate.
La Casa Albergo per anziani “Fabrizio Guarino” è ufficialmente al collasso. L’attuale Consiglio di Amministrazione si è dovuto arrendere, rassegnando le dimissioni in blocco. Non per mancanza di volontà, ma perché schiacciato da una mole di debiti pregressi accumulati dalle precedenti gestioni e rimasti sul tavolo come un macigno insormontabile. Un epilogo che si sarebbe potuto evitare con la semplice e tempestiva sostituzione di due membri del consiglio, ma che si è trasformato in una paralisi istituzionale che grida vendetta.
Da IPAB ad ASP: Un’istituzione pubblica da difendere legalmente
È bene ricordare la natura giuridica di questa struttura per comprendere la gravità delle responsabilità in campo. Nel 2013, la Casa Albergo si è trasformata da IPAB (Istituto di Pubblica Assistenza e Beneficenza) in ASP (Azienda di Servizi alla Persona). Questa transizione l’ha configurata a tutti gli effetti come un ente di diritto pubblico, dotato di autonomia statutaria, regolamentare, contabile e gestionale, il cui scopo primario è lo sviluppo di servizi assistenziali e socio-sanitari per gli anziani.
Non parliamo di un privato che fallisce. Parliamo di un presidio pubblico essenziale che vanta due comunità tutelari autorizzate separatamente (rispettivamente per 14 e 16 posti letto), costantemente a pieno regime. Un punto di riferimento non solo per Solofra, ma per l’intera provincia di Avellino, per il Salernitano e oltre. Un motore sociale alimentato storicamente dal sangue e dal sudore dei solofrani, a partire dalla donazione del terreno di 3.500 mq in via Starza da parte di Carmela Grassi nel 1969, fino alle sottoscrizioni dei conciatori dopo il terremoto del 1980 per rimettere in piedi la struttura in cemento armato.
L’anarchia delle poltrone: il disimpegno di Confindustria, Regione e Curia
Lo Statuto parla chiaro. Il CdA è un mosaico istituzionale composto da 5 membri: il Primicerio pro-tempore della Collegiata di San Michele (membro di diritto), un membro nominato da Confindustria Sezione Concia, due nominati dalla Regione Campania e uno dal Sindaco di Solofra.
Oggi, questo mosaico è in frantumi:
Il settore conciario si tira indietro: Nessun imprenditore di Solofra ha voluto accettare l’incarico per sostituire il membro dimissionario. Quel distretto industriale che un tempo finanziò la rinascita post-sisma, oggi volta le spalle ai propri anziani.
La Regione Campania tentenna: Tra paludi politiche e indecisioni, da Palazzo Santa Lucia non arrivano i nomi per la surroga, bloccando di fatto la governance dell’ente.
La Curia abbandona il campo: La notizia più dolorosa riguarda la volontà del Primicerio della Collegiata e della Curia di Salerno di tirarsi fuori dalla gestione attiva, rinnegando una presenza storica che durava dal primo consiglio del 1955 guidato da Mariano Vigorita.
Davanti a questo vuoto e all’impossibilità di operare, anche gli ultimi due membri rimasti – il professor Pandolfelli Gerardo e il Presidente Antonio Aufiero – sono stati costretti a gettare la spugna, rassegnando le proprie dimissioni nelle mani della Regione.
L’appello: Sindaco, Forze Politiche e Cittadini, svegliatevi!
Questo non è un semplice verbale di crisi; questo è un ultimatum alla coscienza di una città.
Al Sindaco di Solofra: nella Sua qualità di massima autorità sanitaria e sociale del territorio, non può assistere da spettatore al naufragio dell’ASP Guarino. È necessario un intervento immediato di raccordo con i vertici regionali e con i commissari competenti per congelare la crisi e pretendere le nomine.
Alle Forze Politiche tutte: si metta da parte la propaganda e si apra un tavolo di crisi permanente. L’abbandono della Casa Albergo significa negare il diritto all’assistenza ai nostri anziani e mettere a rischio i lavoratori a cui si applica il contratto collettivo di riferimento.
Al Popolo di Solofra: la Casa Guarino è vostra. È nata dal testamento olografo di Fabrizio Guarino nel 1933, è cresciuta con le donazioni dei vostri nonni e dei conciatori coraggiosi dell’81. Non permettete che la burocrazia e il disimpegno dei singoli cancellino la dignità della nostra storia.
La memoria dei nostri anziani e il futuro sociale di Solofra non sono in vendita, né possono essere liquidati per un debito ereditato. È l’ora di agire, prima che le porte di via Starza si chiudano per sempre”.





