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Legge elettorale, ko della maggioranza alla Camera: passa il voto segreto, è scontro totale tra Meloni e Schlein

Un clamoroso scivolone della maggioranza alla Camera dei Deputati riapre prepotentemente lo scontro politico sulla riforma della legge elettorale. Nel segreto dell’urna, l’emendamento chiave presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc è stato bocciato per un solo voto di scarto: 188 contrari contro 187 favorevoli. La proposta emendativa mirava a introdurre la possibilità di esprimere fino a tre preferenze all’interno della stessa lista, pur mantenendo il meccanismo del capolista bloccato. Un incidente di percorso arrivato dopo che la presidenza della Camera ha accolto la richiesta delle opposizioni di ricorrere allo scrutinio segreto su una parte consistente dei testi, trasformando l’aula in un terreno minato per le forze di governo.

L’esito del voto ha scatenato un’immediata e durissima polemica a distanza tra i leader delle due coalizioni. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha espresso tutto il suo rammarico attraverso i social, parlando di un’occasione persa per gli italiani e puntando il dito contro le opposizioni, colpevoli a suo dire di aver esultato per aver impedito ai cittadini di scegliere direttamente i propri rappresentanti. Di tutt’altro avviso la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che ha definito il voto una sconfitta per l’arroganza della premier, invitando ufficialmente la maggioranza a prendere atto del fallimento e a rassegnare le dimissioni per restituire la parola agli elettori.

Mentre le forze d’opposizione, tra cui Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, hanno annunciato per protesta il ritiro di quasi tutti i loro emendamenti di merito per non prestarsi a quella che definiscono una farsa, all’interno del centrodestra si cerca di minimizzare l’accaduto. Il vicepremier Antonio Tajani ha liquidato l’episodio come un semplice incidente di percorso che non mina la tenuta dell’esecutivo, mentre Maurizio Lupi ha ammesso la necessità di una profonda riflessione interna. A riaprire uno spiraglio per la maggioranza ci ha pensato il presidente del Senato, Ignazio La Russa, il quale ha ricordato che il sistema bicamerale offre la concreta possibilità di modificare chirurgicamente il testo a Palazzo Madama, dove il regolamento non consentirebbe il ricorso al voto segreto su questo specifico punto, rendendo palesi le intenzioni dei singoli senatori.

Sullo sfondo resta un testo di riforma complesso e ancora tutto da ridefinire nei suoi passaggi chiave. Il progetto originario prevede un sistema proporzionale con un premio di maggioranza destinato alla coalizione che raggiunge la soglia del 42% dei consensi, liste bloccate nei collegi plurinominali e l’obbligo per le liste di indicare preventivamente il candidato premier alla presentazione dei simboli. Con la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze e le forti frizioni su temi delicati come l’alternanza di genere, le circoscrizioni estere e le esenzioni per la raccolta firme, l’iter della legge elettorale si preannuncia adesso tutto in salita.

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