Un tesoretto da 70 milioni di euro, già finanziato dalla Regione Campania e destinato alla riparazione e all’efficientamento delle disastrate reti idriche dell’Irpinia, è andato definitivamente perduto. La causa? Un’incredibile sciatteria amministrativa e l’impreparazione degli enti locali e della società di gestione Alto Calore Servizi, incapaci di presentare i progetti nei tempi previsti e di spendere le risorse messe a disposizione.
A scoperchiare il vaso di Pandora è la dura denuncia politica sollevata da Mario Casillo, vicegovernatore della Campania, che ha puntato il dito contro l’inerzia di Sindaci: “Il 90% dei Comuni beneficiari dei fondi per il servizio idrico non ha speso nemmeno un euro delle risorse stanziate.” Progetti mai presentati, burocrazia bloccata e una gestione dei tempi fallimentare hanno fatto sì che i finanziamenti tornassero al mittente, lasciando il territorio a secco di interventi strutturali non più rinviabili.
Petracca, invece, attacca la gestione e la mancata supervisione di Alto Calore: “Dei 150 milioni di euro dei finanziamenti, 70 milioni di euro circa sono stati definanziati per responsabilità chiare e precise dell’ente gestore, che è Alto Calore.”
Il danno per la provincia di Avellino è incalcolabile. In un territorio storicamente flagellato da dispersioni idriche record — con condotte colabrodo che arrivano a perdere oltre la metà dell’acqua immessa — la perdita di questi 70 milioni rappresenta un’occasione mancata che peserà enormemente sulle tasche e sui servizi dei cittadini.
L’episodio riapre con forza il dibattito sulla capacità di spesa degli enti locali in Campania e sulle responsabilità di Alto Calore, evidenziando una paralisi amministrativa che rischia di compromettere irrimediabilmente lo sviluppo e la tenuta delle infrastrutture essenziali della provincia.






