Mentre si attende di conoscere l’esito dei tre macro-progetti presentati all’inizio dell’anno al Ministero dei Trasporti nell’ambito del Piano nazionale di interventi sui sistemi idrici, per l’Alto Calore Servizi arriva un’ennesima doccia fredda. L’ente gestore vede sfumare definitivamente l’accesso alle risorse appena assegnate sulle opere veicolate dall’Ente Idrico Campano. Si tratta di una fetta consistente di finanziamenti: oltre 145 milioni di euro dei 350 complessivamente gestiti su un miliardo totale a disposizione. Sia nel primo che nel secondo riparto, l’Acs è stata impossibilitata a partecipare a causa del mancato rispetto di un requisito fondamentale: l’aggiornamento delle tariffe. Così, il cospicuo fondo gestito da Invitalia per modernizzare le infrastrutture è stato assorbito da altri gestori, lasciando la sede di corso Europa ancora una volta in attesa di tempi migliori.
La vicenda, per quanto ampiamente preannunciata, lascia l’amaro in bocca. Nelle stesse settimane in cui i ritardi procedurali condannavano la società partecipata a restare a secco di fondi e di risorse idriche, si sono susseguiti molteplici tentativi di intercettare aiuti economici per opere già definite. Si ricordano gli incontri a Roma con il commissario straordinario per l’Emergenza Idrica Nicola Dell’Acqua, la missione dei sindaci irpini e sanniti per richiedere una struttura commissariale di affiancamento, il confronto con il sottosegretario Alessandro Morelli e persino la trasferta a Bruxelles per incontrare l’eurodeputato Antonio Decaro. Sebbene tutti gli interlocutori abbiano espresso ampie rassicurazioni, nei fatti nessun contributo straordinario è stato concretamente erogato per sollevare l’ex consorzio, impegnato contemporaneamente sul fronte del concordato e su quello della gravissima crisi di approvvigionamento.
Tra ritardi attribuibili a gestioni poco avvedute, lungaggini tecnico-amministrative e il mancato sostegno da parte delle istituzioni esterne — come dimostrato dai famosi 70 milioni regionali ridottisi sul campo a circa un quinto —, il quadro resta complesso. Con maggiore realismo, la vertenza dell’Alto Calore punta ora a concretizzare entro la fine dell’anno interventi per circa 15 milioni di euro erogati dalla Regione Campania. A questi si spera possano aggiungersi le risorse del Piano nazionale per finanziare tre pilastri strategici: un progetto da 25 milioni per la ricerca e il potenziamento di nuove captazioni con campi pozzi, un intervento da 15 milioni per la condotta della sorgente Candraloni e la digitalizzazione complessiva della rete per abbattere la dispersione idrica. Azioni necessarie per arginare un’emergenza che in Irpinia e nel Sannio ha ormai superato i confini della stagione estiva.






