Il nuovo provvedimento sulle norme scolastiche, non ancora approvato dal Consiglio dei ministri, è già al centro di un acceso dibattito politico e sociale. A far discutere è in particolare l’ipotesi di introdurre un tetto massimo di minori stranieri per classe, una misura che richiama la circolare del 2010 dell’allora ministra Gelmini e che, secondo i critici e gli addetti ai lavori, si scontra con notevoli ostacoli applicativi.
Sulla questione è intervenuto Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi (Anp), evidenziando la complessità della materia. Da un punto di vista puramente didattico, la proposta viene definita fondata e condivisibile, ma il nodo centrale resta la difficoltà di trovare una soluzione tecnica adeguata.
Il problema principale riguarda il diritto all’istruzione su base territoriale: le scuole, in particolare quelle dell’infanzia e della primaria, sono tenute ad accettare le iscrizioni dei minori residenti nel quartiere. Se in determinate zone urbane la popolazione di origine straniera è maggioritaria, sorge il dilemma su come gestire gli esuberi rispetto a un’eventuale percentuale limite, fissata al 30%. Giannelli ricorda inoltre come lo stesso limite, previsto anni fa da una circolare ministeriale, non abbia mai trovato piena applicazione proprio a causa di questi ostacoli pratici, precisando che un atto amministrativo di quel tipo non possiede la cogenza di una legge.
Il presidente dell’Anp sottolinea che la questione non può essere delegata unicamente al sistema scolastico, poiché chiama in causa l’assetto urbanistico delle città. Esistono infatti aree urbane in cui la concentrazione di famiglie straniere è particolarmente elevata per ragioni socio-economiche o abitative — come accade a Prato, dove in alcune zone la componente di origine cinese rappresenta la maggioranza degli studenti. Intervenire efficacemente richiederebbe dunque una pianificazione territoriale complessiva e non solo interventi circoscritti alle singole aule.
Un altro tema al centro delle discussioni riguarda la proposta di rendere obbligatorio l’apprendimento della lingua italiana per i genitori degli studenti stranieri. Su questo punto, Giannelli osserva che la scuola istituzionalmente si rivolge agli alunni, mentre la formazione degli adulti spetta ad altri enti, sebbene gli istituti scolastici potrebbero organizzarsi a patto di ricevere adeguate risorse e tempi congrui.
Infine, riguardo all’annuncio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni relativo al divieto di indossare il velo islamico (hijab o burqa) tra i banchi, il presidente dell’Anp esprime una posizione più favorevole. Giannelli ritiene infatti opportuno evitare segni distintivi religiosi o politici in classe, richiamando modelli già adottati in altri Paesi europei come la Francia, e sottolineando l’importanza che la persona sia pienamente riconoscibile.






