Il mondo dello spettacolo e della comicità italiana piange la scomparsa di Giorgio Bracardi. Il musicista, cantante, attore e doppiatore si è spento all’età di 93 anni in una casa di riposo a Fiano Romano, alle porte della capitale, dove si trovava ricoverato a seguito di una frattura al femore subita la scorsa primavera. A darne il triste annuncio sono stati i familiari.
Nato a Roma il 3 maggio 1933, Bracardi crebbe respirando arte fin dalla primissima infanzia. Figlio d’arte — la madre Edvige era un soprano e il padre Glauco un tenore, oltre che tra i primi gestori dello storico Salone Margherita —, crebbe in una famiglia in cui tutti i cinque figli vennero instradati allo studio della musica. Giorgio si affermò dapprima come abile pianista e compositore, arrivando persino a firmare brani in gara al Festival di Sanremo.
La svolta e la straordinaria popolarità arrivarono però nei primi anni Settanta grazie alla radio e all’iconico programma Alto gradimento, ideato al fianco di Renzo Arbore, Gianni Boncompagni e Mario Marenco. Attraverso quel microfono prende vita una galleria indimenticabile di maschere surreali e macchiette esilaranti: da Scarpantibus (“L’uccellaccio del Nicaragua”) al petulante cronista Max Vinella, fino al surreale farmacista dottor Onorato Spadone.
Il successo radiofonico fu il naturale trampolino di lancio verso la televisione. Nel 1985 tornò a fare squadra con Renzo Arbore nello storico cult Quelli della notte, per poi affiancare Enrica Bonaccorti e Giancarlo Magalli nel contenitore pomeridiano Pronto, chi gioca?.
Negli anni Novanta la sua verve satirica approdò a Mediaset: nel 1995 entrò nel cast di Striscia la Notizia indossando i panni del caricaturale “Lucio Smentisco”, fittizio portavoce di Silvio Berlusconi. Successivamente, nel 2001, fu tra i volti simbolo del programma di culto Stracult ideato da Marco Giusti su Rai 2, e nel 2008 prestò la sua inconfondibile voce al personaggio di Cattivik nella serie animata televisiva.
Con la scomparsa di Giorgio Bracardi se ne va un maestro della risata surreale, capace di segnare un’epoca e di rivoluzionare i linguaggi della radio e della televisione italiana.






