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Caro carburanti e presidi al Sud, la rivolta dei Tir minaccia il fermo nazionale: il governo convoca il tavolo

Il caro carburanti fa esplodere la protesta degli autotrasportatori nel Sud Italia e minaccia di paralizzare l’intero Paese. A dare voce all’esasperazione della categoria è Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto, che ha lanciato un chiaro monito all’esecutivo richiedendo un’urgente convocazione ad horas delle associazioni del settore, pena la valutazione di uno sciopero generale nazionale. Le agitazioni, partite nei giorni scorsi in Puglia e pronte ad estendersi in Sicilia, hanno preso il via anche in Calabria con una quindicina di presidi. Pur senza vere e proprie interruzioni del traffico, i camion posizionati ai margini delle carreggiate sotto il controllo delle forze dell’ordine — in punti strategici come l’aeroporto di Lamezia Terme, il porto di Gioia Tauro e gli svincoli dell’A2 nel Cosentino — stanno causando notevoli disagi alla circolazione.

La mobilitazione degli autotrasportatori si inserisce in un contesto già critico per i presidi in corso da parte degli agricoltori, provocando un vero e proprio corto circuito nella rete di distribuzione. A complicare ulteriormente il quadro si è aggiunto lo sciopero presso la raffineria di Taranto, che sta innescando un’emergenza carburanti a raggio diffuso. Nel Foggiano quasi tutti i distributori sono ormai a secco, mentre a Cosenza e Catanzaro la gran parte delle stazioni di servizio ha completamente esaurito le scorte di benzina e diesel, gettando nel caos la mobilità urbana ed estendendo l’allarme anche alla Basilicata.

Dalle associazioni di categoria arriva la sottolineatura che si tratta di agitazioni nate in maniera spontanea e non proclamate dai sindacati, un elemento che rende il clima ancora più teso poiché testimonia la disperazione diffusa tra gli imprenditori. Anche Unatras, Unione Nazionale delle Associazioni dell’Autotrasporto Merci, evidenzia un malessere non più sostenibile, puntando il dito sul mancato sblocco dei fondi stanziati a maggio per contrastare il caro gasolio e mai arrivati a destinazione, a cui si aggiunge la necessità di nuovi contributi per far fronte ai continui rincari del diesel. Di fronte al rischio concreto di una paralisi totale del settore logistico, il governo Meloni è corso ai ripari convocando un tavolo per il 27 ottobre presso il Ministero dei Trasporti; a seguito dell’invito dell’esecutivo, i sindacati metalmeccanici alla guida delle proteste alla raffineria di Taranto si sono impegnati a rimuovere i blocchi ai cancelli.

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