Dopo l’intervista del celebre chef Antonio Pisaniello che ha criticato il modello sagre in Irpinia in un’intervista al sito Anteprima 24.it è arrivata la risposta del dj Giovanni Sena, che sta spopolando in provincia con le sue canzoni sulle tradizioni irpine.
Pisaniello, da New York, dove sta lavorando attualmente, ha dichiarato, tra l’altro, nell’intervista che:
“Ormai le sagre sono quasi tutte simili. C’è sempre un miscuglio di cose e alla fine si perde l’identità della festa. Se a Montella o Bagnoli si organizza una manifestazione dedicata al tartufo, il prodotto principale deve essere il tartufo. Se si parla di castagne, la protagonista deve essere la castagna. Se si fa una festa dedicata al fagiolo quarantino, deve esserci il fagiolo quarantino“.
La risposta di Giovanni Sena in una lettera aperta:
“Rispetto per lo chef, ma le lezioni a chi resta no
Sia chiara una cosa fin da subito: Antonio Pisaniello come chef non si discute.
Il talento, la stella Michelin e la capacità di portare la nostra cucina nel mondo sono indiscutibili, e gli va dato tutto il rispetto e la stima che merita per la sua storia ai fornelli.
Ma una cosa è la cucina d’autore, un’altra è venire a fare la lezione su come si manda avanti un territorio.
Oramai va di moda il copione del “vi critico perché vi amo”: ci si trasferisce a New York perché qui – a detta sua – mancavano le opportunità, e poi da oltreoceano si spiega a chi è rimasto che la colpa è “nostra” che non sappiamo fare squadra.
Qui però non siamo nella grande metropoli dove la clientela cerca determinate esperienze sofisticate e certe cifre sono all’ordine del giorno.
L’Irpinia è una terra complessa, con dinamiche proprie, dove fare ristorazione e proposta culturale significa fare i conti quotidiani con la realtà del posto, con un pubblico diverso e con tasche diverse.
Se davvero questo amore per la tua terra era così forte e avevi la ricetta giusta per cambiarla, perché non sei rimasto qui a lottare insieme alla tua gente?
Perché con tutto il rispetto per il grande professionista, è fin troppo facile dispensare consigli e auto-assolversi da lontano, definendo la propria fuga “necessaria” e lasciando gli altri a fare i conti con i problemi veri di ogni giorno.
Siamo tutti d’accordo che l’Irpinia abbia criticità e che certe manifestazioni vadano migliorate.
Ma liquidare il lavoro di intere comunità, di associazioni, di piccoli imprenditori e di chi sceglie di restare come un semplice “copia e incolla” senza cervello significa non capire (o aver dimenticato) cosa c’è dietro.
Chi resta, rischia.
Organizzi la sagra, il festival o l’evento del paese con le tue mani, prendendoti la responsabilità del territorio e cercando di portare un po’ di vita ed economia in paesi che altrimenti si svuotano.
Troppo comodo chiamarlo “turismo mordi e fuggi” quando per chi ci lavora quelle serate significano fatturato, sopravvivenza e lavoro per i ragazzi del posto.
I “singoli Maradona” sono quelli che tengono in piedi la baracca.
Se in Irpinia ognuno fa per sé, è spesso perché le istituzioni e la politica – quelle vere, che dovrebbero creare i servizi – si sono perse per strada da decenni.
La gente del posto si rimbocca le maniche con quello che ha, facendosi in quattro con le proprie forze!!!!!
Tradizione non è un marchio depositato!!!
Il caciocavallo impiccato, il panino con la polpetta o la musica in piazza non appartengono ai singoli chef stellati: sono roba della gente.
Se un prodotto funziona e piace, ben venga che si diffonda.
La piazza è di tutti, non solo di chi vuole spiegare al mondo come si mangia.
Ama pure l’Irpinia da New York, raccontala e fai fare bella figura alla nostra cucina all’estero, e di questo ti saremo sempre grati!!!
Ma perdonami se le lezioni di vita e le ramanzine su “come si fa squadra” da chi ha preso la valigia ed è andato via non le accetto!!!!
L’Irpinia la fa crescere chi resta, chi suda e chi continua a faticare ogni giorno su questa terra.!!!!!!






