“Dio non ama il mare”. Pronunciata da un eccezionale Peppe Lanzetta, il vescovo Tesorone, mefistofelico dongiovanni, questa battuta ironica interviene a suggellare l’ultimo lavoro di Paolo Sorrentino. Probabilmente in pochi l’hanno sentita, i più erano già intenti a indossare il giubbotto in prossimità dell’uscita. Chi come il sottoscritto è rimasto invece incollato in poltrona, ammaliato e rapito da PARTHENOPE, ha udito quel suono come un sussulto: lo scossone che precede il ri-precipitare nella realtà. È molto più di un film “Parthenope”; è un lungo viaggio introspettivo, un’odissea dell’anima che si svolge sullo sfondo di una città meravigliosa e magnetica, malinconica e tormentata come la protagonista, l’avvenente Celeste Dalla Porta alla sua prima grande prova, superata a pieni voti. “Parthenope” esplora la condizione umana, la ricerca dell’identità, del desiderio, dell’amore e dell’appartenenza. La sua vicenda si configura non come semplice narrazione ma piuttosto come un’immersione, una lunga apnea dell’animo umano che cerca di venir fuori, talvolta senza successo. Accecato dalla bellezza abbagliante della città che sa anche essere, all’occorrenza, buia e infernale, condotto per mano da Parthenope, lo spettatore si imbatte in bizzarri e singolari personaggi, metafore degli svariati aspetti di Napoli. E si perde nelle inquadrature di Sorrentino, poesie che sussurrano al suo inconscio, evocando sensazioni profonde e misteriose. Decisamente ricco il cast. Oltre al già citato Lanzetta, una sibillina Isabella Ferrari, deturpata insegnante di recitazione, una vulcanica Luisa Ranieri, nelle vesti di un’attrice decadente che sputa veleno su Napoli e i napoletani, un intensissimo Gary Oldoman, nei panni dello scrittore John Ceever, uno strepitoso Silvio Orlando, professore di antropologia e guida spirituale della protagonista. Dulcis in fondo, Stefania Sandrelli, Parthenope anziana, incupita e disillusa, che si illumina e splende durante lo scorrere dei titoli di coda. Perfetta la colonna sonora: le note di “Era già tutto previsto”, successo di Riccardo Cocciante che sembra essere stato scritto appositamente per questo film, si imprimono nella mente dello spettatore e non lo abbandonano più. A chi concepisce il cinema come mero intrattenimento, beh, sconsiglio la visione. Tutti gli altri, amanti o detrattori di Sorrentino, fanatici, curiosi, titubanti o scettici, li invito a recarsi nelle sale. “Dio non ama il mare, ricordatevelo”. Ma noi sì. Noi amiamo tuffarci, sprofondare e naufragare nello sconfinato mare della bellezza, dell’incanto e della seduzione.

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