All’inaugurazione dell’803esimo anno accademico dell’Università di Padova, tutti si aspettavano il tradizionale intervento della rettrice Daniela Mapelli, ma a rubare la scena è stata Emma Ruzzon, presidente del Consiglio degli studenti. Durante il suo discorso, Ruzzon ha colto di sorpresa l’aula magna di Palazzo Bo con un gesto simbolico: si è tolta la camicia nera che indossava, scuotendo l’ambiente con un’azione che non è passata inosservata.
Il suo gesto, che ha scatenato curiosità e riflessioni, non è stato un semplice atto di stile, ma una dichiarazione forte. Ruzzon ha spiegato: “In giro ne vedo troppe. Tanti dovrebbero toglierla in Italia,” riferendosi al simbolismo della camicia nera, che evoca connessioni con ideologie controverse. Con questa mossa, ha voluto lanciare un messaggio chiaro contro l’uso di simboli che, a suo avviso, non dovrebbero essere associati a contesti moderni e democratici.
Emma Ruzzon non è nuova a gesti simbolici durante le cerimonie ufficiali: anche negli anni precedenti aveva utilizzato il palco per affrontare temi di rilevanza sociale e politica, interfacciandosi direttamente con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e con la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini.
Quella di giovedì 13 febbraio, però, è stata un’ulteriore dimostrazione della sua voglia di rompere gli schemi. Dal “pulpito” dell’Aula Magna, davanti alla rettrice Daniela Mapelli e alla senatrice a vita Elena Cattaneo, ospite d’onore della cerimonia, ha concluso il suo intervento con un vero e proprio coup de théâtre, dando un’impronta distintiva a questa giornata storica.
Ruzzon ha così attirato l’attenzione, facendo sì che il suo gesto diventasse il centro di riflessione dell’inaugurazione, un momento che, da cerimonia istituzionale, si è trasformato in un’occasione di dibattito e di provocazione sociale.





