A Grottaminarda, l’estate del 2025 ha portato più silenzi che connessioni. Da quasi un mese intero, circa venti famiglie vivono completamente isolate da qualsiasi forma di comunicazione digitale: niente linea telefonica, niente internet, niente di niente. Un blackout tecnologico che, in un mondo iperconnesso, significa attività bloccate, lavoro in smartworking paralizzato e frustrazione crescente.
Tutto è cominciato ai primi di luglio, quando un forte temporale ha colpito la zona. Da quel momento, le connessioni sono sparite nel nulla. Inizialmente sembrava solo un disagio temporaneo, ma i giorni sono diventati settimane, e le promesse di ripristino hanno iniziato ad assomigliare a estrazioni del Lotto: prima il 10 luglio, poi il 15, poi il 19… e oggi, 25 luglio, ancora nulla. Nel frattempo, il rimpallo di responsabilità è servito.
I tecnici della TIM dicono che il problema non dipende da loro, ma dalla mancanza di permessi comunali necessari per intervenire e ripristinare il servizio.Dal Comune, invece, fanno sapere che la responsabilità è tutta della TIM, che deve organizzare i lavori e risolvere il guasto con i propri mezzi. Risultato? Nessuno si prende la colpa, ma venti famiglie restano senza linea.
Un classico scaricabarile all’italiana, dove chi resta davvero “scollegato” è solo chi vive nella zona. Intanto le bollette continuano ad arrivare puntuali, come se tutto funzionasse perfettamente. A funzionare, purtroppo, è solo l’addebito. E mentre le attività professionali arrancano, chi lavora da casa si arrangia come può, tra hotspot a singhiozzo e viaggi improvvisati in cerca di Wi-Fi.
La sensazione, per molti cittadini, è di essere stati dimenticati. Il silenzio delle linee è diventato anche il silenzio delle risposte.
E se è vero che nessuno vuole prendersi la colpa, è altrettanto vero che a pagarne le conseguenze sono le famiglie, costrette a vivere una “quarantena digitale” non richiesta e non giustificata. Grottaminarda aspetta risposte. E soprattutto, connessione. Perché nel 2025, rimanere isolati per un mese intero non è un semplice disagio. È un disservizio intollerabile.






