Ormai da giorni si discute del trasferimento forzato di 40 studenti del Liceo da Nusco a Montella. Ma dietro le parole, le accuse e le difese d’ufficio, resta una verità amara: è stato compiuto un vero e proprio tradimento verso la storia di Nusco, verso la sua identità culturale e verso la comunità scolastica che merita rispetto e ascolto.
Non si tratta solo del trasferimento dei 40 ragazzi, ma di decidere del futuro di una scuola e di un territorio. Questa decisione, come ribadito più volte, non spettava a pochi genitori e pochi adolescenti, come non spettava neanche al Sindaco, alla Dirigente Scolastica e agli accordi stretti tra i Comuni. Spettava all’intera comunità.
Tutto, invece, è stato consumato in una vecchia logica padronale, si è agito senza una reale consultazione, senza un’assemblea pubblica o un confronto. E chi ha osato proporre delle alternative differenti e più ragionevoli è stato definito inqualificabile.
Ma le alternative c’erano. Durante l’amministrazione Maiurano, in una situazione analoga, si fece ricorso al Seminario di Nusco, una soluzione dignitosa, funzionale e già collaudata. Oggi, quegli spazi sono ancora disponibili e nessuno ha mai fornito una spiegazione sul perchè siano stati ignorati. Se davvero si fosse voluto evitare lo “spostamento”, si sarebbero potuti ricavare nuovi spazi dalla struttura spessa, come avvenuto a Montella a fine giugno, istallando semplicemente pareti in cartongesso negli atri. Un intervento rapido, economico e sostenibile avviato a Montella ma non a Nusco, dove nessuno ha mai nemmeno pensato a questa ipotesi.
L’avvocato Augusto Guerriero, in qualità di legale rappresentante del comitato della professoressa Marino, ha presentato, insieme a quest’ultima, un appello riguardante la questione in oggetto. «A tal proposito, in rappresentanza del comitato, procederò alla redazione di tutti gli atti necessari. Il mio studio legale inoltrerà formali richieste di accesso agli atti presso il Comune competente e invierà una comunicazione ufficiale alla Provvederaria del Ministero, al fine di attribuire un adeguato rilievo giuridico alla vicenda», ha aggiunto il legale.
Nel frattempo, si assiste a una improvvisa “sensibilità” verso il disagio espresso dagli studenti liceali di Nusco, quasi a voler raccontare che per anni abbiano vissuto in condizioni indecorose, come se fossero stati relegati in strutture fatiscenti. Una narrazione strumentale che distorce la realtà: quegli stessi ragazzi, troppo a lungo ignorati, oggi sembrano diventare soltanto un pretesto per giustificare decisioni già prese altrove.
Si richiamano concetti importanti – Agenda 2030, sostenibilità, valori educativi – ma invocarli per legittimare scelte imposte dall’alto non è solo una forma di ipocrisia: è un’offesa a chi vive quotidianamente la scuola, a chi ama il proprio territorio e ne custodisce la memoria.
A Nusco, la scuola è stata sottratta senza dialogo, senza trasparenza, senza rispetto. Non per reale necessità, ma per calcoli estranei all’educazione. Chi ha deciso di sacrificare il territorio per logiche lontane dai bisogni della comunità, ne risponderà: se non subito, davanti alla storia.





