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Assegno unico 2026: piccoli ritocchi per sostenere le famiglie in tempi di inflazione

Con l’arrivo del 2026, l’assegno unico universale riconosciuto alle famiglie con figli subirà un lieve ma non trascurabile adeguamento. L’obiettivo è preservare il potere d’acquisto delle famiglie in un contesto economico in cui i prezzi continuano a crescere, anche se con ritmi più contenuti rispetto agli anni passati.

L’aumento stimato si aggira attorno all’1,6‑1,7 per cento, in linea con le previsioni di inflazione per l’anno precedente, e si tradurrà in un ritocco sia degli importi base che delle maggiorazioni accessorie. Per le famiglie con ISEE più basso, ad esempio, l’assegno mensile per figlio potrà passare da 201 euro a circa 204,4 euro. All’altro estremo, per chi ha redditi più elevati o non presenta l’ISEE aggiornato, l’importo minimo mensile salirà da 57,5 a 58,5 euro circa. Nelle fasce intermedie si segnalano aumenti dell’ordine di 2‑3 euro mensili. Anche le maggiorazioni per figli con disabilità, per madri under 21 e per nuclei numerosi verranno adeguate proporzionalmente.

Le nuove soglie ISEE che determinano l’importo spettante saranno anch’esse riallineate: la soglia massima per avere l’importo pieno si posizionerà intorno a 17.520 euro, mentre quella per accedere all’importo minimo salirà a circa 46.720 euro. Questo spostamento delle soglie potrà far rientrare alcune famiglie in classi di beneficio leggermente più favorevoli.

Per ottenere il pagamento corretto, non sarà necessario presentare una nuova domanda per l’assegno unico, purché quella in essere non risulti revocata o respinta. Tuttavia sarà obbligatorio presentare una nuova DSU (Dichiarazione Sostitutiva Unica) entro il 30 giugno 2026, al fine di calcolare l’ISEE aggiornato e consentire l’applicazione degli importi maggiorati con effetti retroattivi a partire da marzo. In assenza di questo aggiornamento, l’assegno verrà erogato nella misura minima a partire da marzo.

Le novità entreranno in vigore da febbraio 2026, mentre gli arretrati relativi al mese di gennaio verranno corrisposti con la mensilità di marzo. In sostanza, non si tratta di una rivoluzione nei meccanismi dell’assegno unico, ma di una manutenzione necessaria affinché lo strumento resti efficace nel sostenere le famiglie, mitigando gli effetti dell’inflazione e mantenendo una forma di equità sociale.

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