Ha raccolto soltanto 1.207 preferenze nella lista di Forza Italia per il Consiglio regionale della Campania, circoscrizione Napoli. Un risultato lontanissimo da quello dei candidati più votati — il primo in lista ha superato le 16 mila preferenze — e che sancisce l’uscita di scena di Pasquale Di Fenza, geometra ed ex consigliere regionale, al termine di una campagna elettorale controversa e segnata da polemiche.
Il nome di Di Fenza era tornato alla ribalta nelle scorse settimane dopo una inchiesta di Fanpage, che aveva documentato presunte “relazioni pericolose” con esponenti dei clan di Marano. Nonostante l’eco mediatica e il peso delle rivelazioni giornalistiche, il candidato aveva scelto di proseguire senza arretrare, intensificando la sua presenza sui social e cercando sostegno in figure molto seguite su TikTok.
A sostenerlo pubblicamente sono stati infatti due volti noti — e spesso discussi — della scena social napoletana: Rita De Crescenzo, influencer dalla popolarità tanto ampia quanto controversa, e il commerciante di elettrodomestici Angelo Napolitano, noto come Napolitano Store, già finito al centro di un’indagine della Guardia di Finanza. Una coppia mediatica che ha provato a rilanciare l’immagine del candidato con video, sketch e dirette.
Il risultato, però, è stata una campagna dal tono spesso trash, dominata da battute, provocazioni e insulti, più che da proposte politiche. Un clima comunicativo che non ha incontrato alcuna presa di distanza netta da parte dei vertici di Forza Italia, rimasti in un eloquente silenzio mentre i contenuti social di De Crescenzo e Napolitano circolavano ampiamente online.
Alla fine, però, è arrivato il responso delle urne. E il verdetto è stato inequivocabile: gli elettori non hanno premiato né la strategia social né il tentativo di rilanciare la candidatura attraverso personaggi popolari ma divisivi. Per Di Fenza, il risultato di appena 1.207 preferenze segna il punto più basso di una parabola politica che le polemiche degli ultimi mesi avevano già fortemente incrinato.
Come si suol dire, questa volta “gli elettori hanno parlato”. E — numeri alla mano — lo hanno fatto molto chiaramente.





