Sesto giorno di guerra tra Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall’altra. Il conflitto continua ad allargarsi sul piano militare e diplomatico, tra raid notturni, notizie contrastanti su possibili movimenti di truppe e nuove tensioni in Medio Oriente.
Nelle ultime ore diversi media statunitensi, tra cui Fox News, e alcune testate israeliane hanno riferito di un presunto attacco di terra curdo in territorio iraniano. In particolare il sito israeliano iNews24 ha citato un funzionario della Coalizione delle forze politiche del Kurdistan (Cpfik), secondo il quale migliaia di miliziani curdo-iraniani affiliati al Partito per una Vita Libera in Kurdistan sarebbero avanzati dalle loro basi in Iraq verso le montagne dell’Iran occidentale.
La notizia, tuttavia, è stata rapidamente smentita da altre fonti curde. Alcune agenzie e uno dei membri dello staff del presidente del Kurdistan iracheno hanno precisato che “nessun curdo iracheno è entrato in Iran”, ridimensionando quindi l’ipotesi di un fronte terrestre aperto da milizie curde oltre confine.
Nel frattempo la notte è stata segnata da nuovi attacchi. Teheran è stata bersagliata da raid e forti esplosioni sono state segnalate in diverse zone della capitale iraniana. Contemporaneamente boati sono stati uditi anche a Gerusalemme: secondo le Israel Defense Forces (Idf) si tratterebbe di “missili lanciati dall’Iran”, intercettati in parte dai sistemi di difesa israeliani.
La tensione resta alta anche in Libano, dove è scaduto l’ultimatum di 24 ore lanciato da Israele ai funzionari iraniani affinché lasciassero il Paese. Un segnale che molti osservatori interpretano come il timore di un allargamento del conflitto anche al fronte libanese.
A rendere ancora più pesante il clima internazionale sono arrivate anche le parole del leader nordcoreano Kim Jong-un, che ha dichiarato che Pyongyang sarebbe pronta a fornire missili a Teheran. “Ne basterebbe uno per cancellare Israele”, avrebbe affermato, in una dichiarazione che rischia di aumentare ulteriormente la tensione geopolitica.
Sul piano politico, l’Europa segue con preoccupazione l’evoluzione della crisi. La presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, intervenendo ai microfoni di RTL 102.5, ha ribadito la posizione del governo italiano: “Non siamo in guerra e non vogliamo entrarci”.
Mentre i bombardamenti proseguono e le notizie dal terreno restano spesso contraddittorie, il timore della comunità internazionale è che il conflitto possa allargarsi ulteriormente, coinvolgendo nuovi attori regionali e trasformandosi in una crisi ancora più ampia in Medio Oriente.





