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Aurelio De Laurentiis e il figlio Luigi indagati per bancarotta: perquisizioni nelle sedi di Napoli e Bari

La Guardia di Finanza ha eseguito nella mattinata di martedì 7 luglio una serie di perquisizioni nelle sedi delle società calcistiche Napoli e Bari nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Bari. Al centro delle indagini figurano Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, e il figlio Luigi De Laurentiis, presidente del Bari, entrambi indagati con accuse che vanno dalle false comunicazioni sociali alla bancarotta fraudolenta.

L’indagine, diretta dal procuratore capo Roberto Rossi, riguarda in particolare la situazione economico-finanziaria del Bari Calcio. Secondo gli inquirenti, il club pugliese avrebbe accumulato tra il 2019 e il 2025 perdite per circa 30 milioni di euro. La Procura ha inoltre chiesto l’avvio della liquidazione giudiziale della società, procedura che rappresenta l’equivalente della richiesta di fallimento prevista dall’attuale normativa.

Le perquisizioni sono finalizzate all’acquisizione di documentazione contabile e amministrativa utile a ricostruire il reale stato dei conti del Bari. Gli investigatori stanno analizzando bilanci, contratti e altri documenti societari per verificare l’eventuale sussistenza delle ipotesi di reato contestate.

Tra gli aspetti ritenuti più rilevanti dagli inquirenti vi è un’operazione di mercato che ha coinvolto Bari e Napoli. Secondo la Procura, nel trasferimento di un calciatore tra i due club sarebbero state omesse informazioni ritenute essenziali, circostanza che avrebbe contribuito a celare la reale situazione finanziaria della società pugliese.

Nel corso degli accertamenti sono stati acquisiti anche documenti riconducibili a un procuratore sportivo e a tre direttori sportivi. Al momento, tuttavia, nessuno di loro risulta iscritto nel registro degli indagati.

L’ipotesi investigativa riguarda le modalità con cui è stata gestita la successiva cessione del giocatore. Il Bari aveva infatti acquistato il cartellino dell’atleta prevedendo il riconoscimento di bonus alla società cedente in caso di futura rivendita. Quando il calciatore è poi passato al Napoli, nel contratto non sarebbe stata inserita una clausola che garantisse al Bari una percentuale sull’eventuale plusvalenza derivante da una successiva cessione.

Secondo la ricostruzione della Procura, questa scelta avrebbe consentito al Napoli di incassare integralmente il ricavato della futura vendita del giocatore, privando il Bari di un importante introito economico che, alla luce delle difficoltà finanziarie del club, avrebbe potuto contribuire a ridurre il pesante disavanzo di bilancio. Le indagini proseguono per accertare eventuali responsabilità e verificare la correttezza delle operazioni contestate.

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