Un sensibile cambio di passo scuote le indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, le due quindicenni svanite nel nulla a Roma nel 1983. Mercoledì 15 luglio, il fotografo romano Marco Accetti, oggi 71enne, è stato sottoposto a un lunghissimo interrogatorio durato sei ore presso il reparto operativo dei Carabinieri di Roma. L’uomo è attualmente iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di sequestro di persona a scopo di estorsione, in concorso con ignoti ancora da identificare. Al termine del colloquio, il suo legale Giancarlo Germani ha confermato che il proprio assistito ha risposto a tutte le domande degli inquirenti.
L’ombra di Accetti sul caso risale in realtà al 2013, anno in cui si presentò spontaneamente in Procura autoaccusandosi del rapimento di entrambe le ragazze. All’epoca le sue dichiarazioni vennero liquidate come un insieme di manipolazioni e fantasie, tanto da costargli un’indagine per calunnia e autocalunnia conclusasi con l’archiviazione nel 2015. Negli ultimi tempi, tuttavia, lo scenario è radicalmente mutato. Nuovi accertamenti su alcune lettere anonime hanno spinto la Procura capitolina a riaprire il fascicolo a suo carico, non considerandolo più un semplice mitomane ma un soggetto da trattare con la massima serietà.
A pesare sulla sua posizione sono soprattutto alcuni riscontri oggettivi emersi negli anni. Tra questi, il celebre flauto che Accetti fece ritrovare e che la famiglia Orlandi riconobbe come appartenente a Emanuela, oltre a diverse perizie foniche che identificherebbero la sua voce in quella di uno dei misteriosi telefonisti che all’epoca contattarono i familiari della ragazza.
Mentre il settantunenne ha sempre sostenuto, attraverso alcune memorie difensive, che i sequestri facessero parte di una complessa operazione di ricatto geopolitico ai danni di Papa Giovanni Paolo II in pieno clima di Guerra Fredda, la Procura batte una pista decisamente più cupa. L’ipotesi degli investigatori è che la tesi del complotto internazionale sia in realtà un paravento per coprire reati indicibili, ipotizzando che Accetti potesse fungere da intermediario o reclutatore per una rete di pedofilia attiva all’epoca, dedita alla produzione di materiale fotografico e video abusando di minori, anche in contesti legati ad ambienti ecclesiastici.
Durante l’interrogatorio di mercoledì, Accetti avrebbe cercato di spostare l’attenzione su Gabriella Boggiani, una sua amica che nel 2023 era stata indicata dallo stesso fotografo come la “voce straniera” di un celebre nastro registrato. La cassetta in questione, spedita da Boston e rinvenuta nell’ottobre del 1983 vicino a San Pietro, conteneva una rivendicazione del rapimento di Emanuela. Sentita dai magistrati, la donna ha ammesso in lacrime di riconoscersi in quella registrazione, difendendosi però col dire che all’epoca pensava si trattasse solo di uno scherzo organizzato dall’amico.
Le indagini dei militari si stanno allargando rapidamente a tutta la cerchia di contatti storici del fotografo. Nello stesso giorno è stata ascoltata a sommarie informazioni anche Patrizia De Benedetti, legata sentimentalmente ad Accetti tra il 1979 e il 1981. La donna, che era già stata audita in audizione segreta davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta lo scorso 9 luglio, è sospettata di aver collaborato ai depistaggi dell’ex compagno, forse redigendo di proprio pugno alcune delle lettere inviate ai familiari delle ragazze.
Sempre nell’ambito di questa accelerazione investigativa, i Carabinieri hanno convocato in caserma Laura Accetti, sorella dell’indagato. Nei giorni precedenti, la Commissione parlamentare aveva inoltre ascoltato in segreto Flaviana Gugel, amica d’infanzia di Emanuela Orlandi nelle attività di Azione Cattolica e figlia di Angelo Gugel, lo storico aiutante di camera di tre Pontefici. Un fitto intreccio di audizioni che testimonia la volontà degli inquirenti di fare definitiva chiarezza su uno dei misteri più fitti della storia recente d’Italia.





