Dopo un lungo silenzio sui temi politici, il cofondatore ed ex Garante del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo torna a farsi sentire e affida al proprio blog una durissima riflessione. Il post, intitolato “Si sono montati la testa senza leggere le istruzioni”, accusa la sua creatura politica di aver smarrito la propria natura originaria e quella “diversità” che l’aveva resa unica nello scenario nazionale, conservando nell’iconico acronimo “MoVimento” la V maiuscola simbolo dei “Vaffa Day” delle origini.
Il ragionamento del fondatore ruota attorno a un amaro rovesciamento della storia iniziale. Nato per cambiare la politica, il Movimento avrebbe finito per farsi cambiare da essa, smettendo di ascoltare i cittadini per inseguire sondaggi e logiche di palazzo. Per Grillo si tratta del solido percorso descritto come già visto nella storia: il nuovo che diventa vecchio, i rivoluzionari che scoprono il potere e le buone intenzioni che lastricano la strada verso il declino. Le domande della gente, avverte, sono rimaste le stesse; a essere scomparse, semmai, sono le risposte che il Movimento avrebbe dovuto dare.
Le storiche bandiere dei primi tempi — dal reddito di cittadinanza al limite dei due mandati, passando per la democrazia diretta e la transizione ecologica — si sarebbero ridotte a semplici slogan da palcoscenico, dimenticati subito dopo i convegni. L’analisi del Garante si allarga poi alla crisi globale del modello occidentale, colpevole di usare i disagi della società invece di curarli, come accade nella gestione superficiale e non integrata dei flussi migratori o di fronte al rischio che la paura spinga i cittadini verso spinte autoritarie o verso il controllo degli algoritmi.
Un capitolo centrale del suo intervento riguarda infatti l’impatto disruptive dell’Intelligenza Artificiale sul mondo del lavoro e sulla salute. Grillo pone un interrogativo etico ed economico chiaro: di fronte all’automazione imperante, la ricchezza prodotta rischia di concentrarsi nelle mani dei pochi proprietari delle tecnologie, condannando la collettività a un abbinamento mensile alla sopravvivenza. Da qui la richiesta che siano i giganti della tecnologia a finanziare un reddito universale e la preoccupazione sul futuro della gestione dei dati sanitari.
Il fondatore rilancia anche le sue storiche battaglie sul “capitalismo della sorveglianza” e sul valore primario dei dati personali, evidenziando il paradosso di un mondo in cui un’azienda privata conosce ogni singolo spostamento dell’individuo mentre la pubblica amministrazione fatica a erogare i servizi base. Sul piano strettamente politico, infine, la rete viene difesa come strumento fondamentale per consentire una partecipazione continua e per limitare lo strapotere delle deleghe in bianco affidate ai rappresentanti di partito.
La replica del presidente del Movimento 5 Stelle non si è fatta attendere. A margine di un convegno a Palazzo San Macuto, Giuseppe Conte ha rimandato al mittente le critiche rivendicando le battaglie portate avanti quotidianamente dal partito e liquidando l’attacco con una battuta e una stoccata: “Lui aveva detto che Draghi è un grillino, fate un po’ voi”.






