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Migranti a Ceuta, tensione tra Italia e Spagna: sospeso Schengen, Madrid e il Marocco all’attacco

Il caso di Ceuta riaccende le tensioni geopolitiche in Europa e nel Mediterraneo, provocando una spaccatura diplomatica tra Italia e Spagna e scatenando la dura reazione del Marocco. Oggetto del contendere è la decisione del Governo italiano di ripristinare temporaneamente i controlli alle frontiere interne aeree e marittime. Una scelta difesa con fermezza dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi durante il Consiglio Giustizia e Affari Interni dell’Unione Europea: «Non si tratta in alcun modo di una misura rivolta contro la Spagna, ma di una scelta cautelare e organizzativa per tutelare la sicurezza nazionale e la tenuta dell’intero sistema in un momento di forte sollecitazione». Piantedosi ha poi espresso «sincera solidarietà» a Madrid, pur confermando la linea di rigore intrapresa da Roma.

La risposta della Spagna non si è fatta attendere ed è arrivata con toni di forte disapprovazione. Il ministro dell’Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, ha definito la sospensione di Schengen da parte dell’Italia «totalmente priva di necessità e proporzionalità», auspicando un rapido ripensamento da parte del governo italiano. Marlaska ha precisato che la situazione a Ceuta risponde a un regime speciale e che non esiste alcun rischio di movimenti secondari verso il resto d’Europa, evidenziando inoltre come la stessa agenzia Frontex abbia certificato la tenuta dell’area di libera circolazione.

A sostegno delle posizioni spagnole sono giunte le rassicurazioni di Bruxelles. Al termine del Consiglio, il commissario europeo agli Affari Interni, Magnus Brunner, ha confermato che nessun migrante arrivato nell’exclave ha varcato la soglia dello spazio Schengen né si è spostato verso la terraferma spagnola. A gettare ulteriore benzina sul fuoco si aggiunge però la dura presa di posizione del Marocco. Fonti governative di Rabat, interpellate dai media locali, hanno rivendicato il ruolo del Paese come «partner sovrano e non subappaltatore», rigettando l’idea che il Marocco debba fare da «poliziotto o badante dell’Europa» e denunciando la strumentalizzazione politica e la retorica allarmista cresciuta attorno agli eventi di Ceuta.

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