Una trentenne romana è stata condannata a un anno e quattro mesi di reclusione per stalking aggravato, dopo aver messo in atto una serie di comportamenti persecutori nei confronti dell’ex compagno. La vicenda, che ha dell’incredibile, si è protratta per mesi e ha visto la donna arrivare a inscenare malori, pedinamenti e persino una gravidanza con conseguente finto parto, pur di attirare l’attenzione dell’uomo e non accettare la fine della relazione.
Secondo quanto emerso nel corso del processo, la donna si era appostata più volte nei luoghi abitualmente frequentati dall’ex, seguendolo e cercando ogni occasione per un contatto. In alcuni casi, avrebbe simulato situazioni di emergenza sanitaria per costringerlo a intervenire, mettendo in scena svenimenti e chiamate d’aiuto. Ma il culmine della condotta vessatoria è stato raggiunto con la falsa dichiarazione di una gravidanza, portata avanti fino al presunto “parto”, del tutto inventato.
Il tribunale di Roma ha ritenuto le azioni della donna particolarmente gravi, considerando il livello di pressione psicologica e turbamento inflitto alla vittima. Tuttavia, la pena detentiva è stata sospesa, subordinandola alla frequentazione obbligatoria di un percorso di recupero psicologico della durata di sei mesi. La donna è stata inoltre condannata a risarcire l’ex compagno con una somma pari a 5mila euro per i danni morali subiti.
Un caso che riaccende i riflettori sul tema dello stalking e delle sue molteplici forme, ricordando quanto sia importante affrontare anche il disagio psicologico che può essere alla base di condotte tanto estreme quanto dannose.





