Mentre la guerra in Ucraina raggiunge il giorno 1.155, gli sforzi diplomatici si intensificano, ma la pace resta lontana. Il nuovo piano proposto dall’ex presidente statunitense Donald Trump, ora figura centrale nella politica estera americana, sta sollevando polemiche e reazioni contrastanti. L’accordo, presentato come un possibile punto di svolta, prevede la rinuncia formale da parte di Kiev alla Crimea e ad altre aree attualmente occupate dalle forze russe, oltre all’impegno dell’Ucraina ad abbandonare le sue aspirazioni a entrare nella NATO.
Una proposta che, secondo Trump, sarebbe “realistica e necessaria” per porre fine a un conflitto che ha mietuto decine di migliaia di vittime e ridisegnato l’equilibrio geopolitico del continente europeo. Ma l’accoglienza riservata a Washington al piano è stata tutt’altro che unitaria. In particolare, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha respinto con fermezza i termini proposti, definendo inaccettabile qualsiasi compromesso territoriale e ribadendo la sovranità dell’Ucraina sulla Crimea.
Trump ha replicato duramente, definendo Zelensky “un uomo senza carte da giocare” e accusandolo di rilasciare “dichiarazioni incendiarie che rendono difficile la pace”. Le sue parole hanno suscitato reazioni immediate a Kiev, dove la vicepremier Yulia Svyrydenko ha affermato: “Siamo pronti a negoziare, ma non a capitolare”. La linea ucraina rimane chiara: nessuna pace potrà essere raggiunta a costo dell’integrità territoriale.
Anche a Londra, le parole dell’amministrazione americana hanno sollevato interrogativi. Pressato dai giornalisti dopo che il senatore JD Vance ha suggerito la necessità di concessioni territoriali per arrivare a un’intesa, un portavoce di Downing Street ha ribadito: “Spetta all’Ucraina decidere del proprio destino”.
Il piano Trump, pur non essendo formalmente approvato dal Congresso né condiviso dall’attuale amministrazione Biden, sta contribuendo a riorientare il dibattito internazionale sul futuro della guerra. Tuttavia, mentre le armi continuano a parlare sul terreno, la distanza tra le parti appare ancora abissale. La pace, almeno per ora, resta solo una parola.





