In caso di eruzione del Vesuvio, il piano di evacuazione prevede il trasferimento degli sfollati in diverse regioni italiane, secondo uno schema di gemellaggi definito dalla Protezione Civile. Tuttavia, emergono proposte per rivedere questa strategia, privilegiando l’accoglienza nelle aree interne della Campania e delle regioni limitrofe.
Il piano nazionale di protezione civile prevede l’evacuazione preventiva di circa 670.000 abitanti dalla zona rossa del Vesuvio, con un’operazione da completare in 72 ore. Gli sfollati verrebbero trasferiti in regioni italiane secondo gemellaggi stabiliti, come ad esempio Portici con il Piemonte, Ercolano con l’Emilia-Romagna e Torre del Greco con la Lombardia .
Alcuni rappresentanti politici e istituzionali propongono di modificare il piano, favorendo l’accoglienza degli sfollati nelle aree interne della Campania e delle regioni limitrofe. Il deputato Alessandro Caramiello (M5S) ha presentato una proposta di legge al Ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci, e al Capo della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, per rivedere il piano di evacuazione in questa direzione .
Il governatore Vincenzo De Luca ha espresso sostegno a questa visione, affermando la preferenza per l’accoglienza nelle zone spopolate delle aree interne, come l’Irpinia, per una logica di contiguità territoriale.
La revisione del piano di evacuazione del Vesuvio, con un focus sulle aree interne della Campania e delle regioni limitrofe, rappresenta un’opzione che potrebbe offrire vantaggi in termini di prossimità culturale e territoriale. Tuttavia, richiede un’attenta pianificazione e il potenziamento delle infrastrutture locali per garantire un’accoglienza adeguata agli sfollati.





