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Aree interne, per il governo sono in coma: declino irreversibile. Monta la protesta degli abitanti

Un documento appena diffuso dal Governo italiano scuote le fondamenta della politica territoriale nazionale: il nuovo Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne 2021-2027 (PSNAI) sancisce una scelta drastica e controversa. Questo passaggio, contenuto a pagina 45 del documento, non è una semplice frase: rappresenta una vera e propria linea politica, un’ammissione di resa. Nel testo si legge infatti chiaramente:
“Queste aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma nemmeno essere abbandonate a sè stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le accompagni in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento.”
Questa affermazione non è una semplice dichiarazione: è una chiara definizione di linea politica, quasi un’ammissione di sconfitta. In un’Italia dove quasi un quarto della popolazione risiede al di fuori dei grandi centri urbani, questa decisione segna un cambiamento epocale e profondamente preoccupante.
Le Aree Interne, territori che coprono quasi il 60% del territorio nazionale e che ospitano oltre 13 milioni di italiani, vengono così divise in due categorie: territori “rilanciabili” e territori “senza speranza”. A questi ultimi non saranno più dedicati investimenti significativi né piani di rilancio demografico e sociale. Di fatto, si rinuncia ad offrire opportunità ai giovani e si limita l’azione pubblica a un welfare minimale, focalizzato solo su assistenza e cura.
Una decisione che rischia di alimentare ulteriormente il divario fra città e campagna, accelerando la desertificazione di borghi e comunità che rappresentano il cuore culturale e ambientale del Paese. Eppure, proprio in queste zone potrebbero risiedere le chiavi per un futuro più sostenibile: agricoltura biologica, turismo lento e responsabile, energie rinnovabili, tutela ambientale e sociale sono solo alcune delle potenzialità inespresse.
Non sorprende che, mentre l’Italia sceglie di pianificare la decadenza, in altri Paesi europei – dalla Francia ai Paesi nordici – le aree rurali siano invece al centro di politiche di valorizzazione, con investimenti strutturali, rappresentanza istituzionale e visione a lungo termine.
In Italia, invece, si rischia di trasformare queste realtà in territori di serie B, relegati a un ruolo passivo e marginale. E non si tratta solo di numeri o di tecnicismi amministrativi: è una questione di dignità e giustizia sociale. Le comunità delle Aree Interne non vogliono essere oggetto di pietà o di gestione emergenziale, ma chiedono opportunità, strumenti concreti per innovare e crescere.
La scelta di accompagnare questi territori in un “percorso di cronicizzato declino e invecchiamento” non può essere accettata senza una forte presa di posizione. Perché abbandonare un borgo, un paese, una comunità è come rinunciare a una parte di sé.
Le Aree Interne non sono un problema da gestire, ma una risorsa da liberare.
Se l’Italia vuole davvero continuare a definirsi una Repubblica, deve ritrovare la forza di fare politica in senso alto: ascoltare queste voci, investire nel loro futuro, e soprattutto smettere di pensare che il declino sia inevitabile. Solo così potrà costruire un Paese coeso e capace di guardare avanti, un borgo alla volta.

Le voci dalle Aree Interne: la dura risposta di Rosanna Repole
A farsi portavoce dell’amarezza e della rabbia che attraversano queste terre è Rosanna Repole, sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi e presidente della Città dell’Alta Irpinia, una delle realtà più emblematiche tra le Aree Interne. Repole non usa mezzi termini nel contestare la strategia del Governo:
“Come presidente della Città dell’Alta Irpinia e come cittadina delle Aree Interne, esprimo tutta la mia amarezza rispetto a forme e contenuti del nuovo Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne 2021-2027.”
La sindaca sottolinea come il passaggio sul declino cronicizzato non sia solo una frase sbagliata, ma un vero e proprio tradimento delle aspettative di chi da anni lavora e spera nel rilancio:
“Gli addetti ai lavori erano già a conoscenza di questo passaggio, che ogni abitante delle aree interne, da Nord a Sud, non può che definire inaccettabile. Personalmente speravo in un chiarimento, invece a distanza di settimane non abbiamo registrato né ripensamenti né spiegazioni.”
Repole annuncia una battaglia istituzionale, pronta a scrivere ai vertici dello Stato per denunciare una decisione che considera un errore grave:
“Scriverò al Ministro per gli Affari europei, PNRR e Politiche di Coesione, Tommaso Foti, alla premier Giorgia Meloni e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, oltre che al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, per manifestare il mio dissenso totale rispetto a quanto riportato nel documento.”
E aggiunge un appello forte, che risuona come un invito a non abbandonare il cuore pulsante di queste terre:
“Mi associo alle posizioni già espresse da personalità autorevoli, come il presidente della Fondazione Con il Sud Stefano Consiglio e lo scrittore Franco Arminio, che da anni stanno dando un contributo fondamentale per il riconoscimento dell’importanza delle aree interne. Mi chiedo come il Governo, che con il ministro Piantedosi ha recentemente lodato alcuni modelli virtuosi delle aree interne, possa condividere forma e contenuti di questo Piano. Auspico che le più alte cariche dello Stato prendano finalmente le distanze e ascoltino gli appelli di sindaci, vescovi e società civile che da anni non sono mai mancati.”
Per Repole, la coesione sociale e territoriale rischiano di essere distrutte da una politica che sembra aver perso la rotta, mentre i cittadini chiedono una sola cosa: rispetto, opportunità e futuro.

Franco Arminio e il tour per i paesi: una voce che non si spegne
Anche lo scrittore e poeta Franco Arminio, da sempre attento osservatore delle realtà interne, non nasconde la sua indignazione e continua il suo impegno sul campo:
“Provo anche con un video a tornare sulla questione dei paesi. In questi giorni ho avuto contatti a destra e a sinistra, ho mandato messaggi indignati e altri più esortativi. Vedremo se qualcosa accadrà.”
Con entusiasmo Arminio prosegue il suo tour, portando la voce delle aree interne nelle piazze e nelle comunità:
“Ieri sera a Sernaglia è stato bellissimo, ma ci vuole un post a parte. Oggi approdo a Desio. Faccio con grande entusiasmo il mio lavoro. Faccio una vita meravigliosa, mi manca solo un poco di sonno in più.”
E annuncia che la questione delle Aree Interne sarà uno dei temi centrali di “La luna e i calanchi”, affidando il compito di approfondirla a Mimmo Cerosimo.

L’abbandono programmato delle Aree Interne è un rischio che l’Italia non può permettersi. La sfida è rilanciare queste terre con coraggio e visione, riscoprendo il valore insostituibile dei suoi borghi, dei suoi paesi, delle sue comunità. Perché rinunciare a un pezzo d’Italia è rinunciare a noi stessi.

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