La guerra in Ucraina entra oggi nel suo giorno numero 1.226, in un contesto sempre più complesso sul piano militare e politico. Un vertice di alto profilo si è svolto ad Aarhus, in Danimarca, dove il primo ministro danese Mette Frederiksen ha accolto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
Durante l’incontro, Frederiksen ha ribadito con fermezza il sostegno della Danimarca all’integrazione europea dell’Ucraina: “L’Ucraina appartiene all’Unione europea. È nell’interesse sia della Danimarca sia dell’Europa. Pertanto, la Presidenza danese dell’Ue farà tutto il possibile per aiutare l’Ucraina nel suo percorso verso l’adesione”, ha dichiarato.
Il vertice ha avuto come obiettivo il rafforzamento del supporto politico e strategico all’Ucraina, in un momento in cui Kiev si trova a fronteggiare non solo la pressione militare russa, ma anche segnali di rallentamento del sostegno occidentale.
A preoccupare è infatti la notizia, riportata dal Wall Street Journal, secondo cui il Pentagono avrebbe bloccato l’invio di nuove forniture di missili e munizioni già promesse all’Ucraina. Secondo fonti vicine all’amministrazione Trump e al Congresso, anche le armi statunitensi già arrivate in Polonia e destinate a Kiev sarebbero attualmente ferme.
Sul fronte militare, Mosca ha subito una significativa perdita: il vice comandante della Marina militare russa, il generale Mikhail Gudkov, è stato ucciso nella regione di Kursk. Le circostanze dell’attacco non sono ancora chiare, ma l’episodio rappresenta un nuovo colpo per la catena di comando russa.
Mentre il conflitto continua a consumare il cuore dell’Europa orientale, si intensificano le manovre diplomatiche per tenere saldo l’asse del sostegno europeo, proprio nel momento in cui emergono crepe e incertezze oltreoceano.





