All’Ospedale “Frangipane – Bellizzi” di Ariano Irpino si è respirato, in questi giorni, un clima di grande incertezza. A pochi giorni dalla scadenza dei contratti di oltre 56 medici – molti dei quali professionisti in quiescenza richiamati in servizio – non si avevano ancora notizie certe su una loro riconferma o su una cessazione formale del rapporto. Una situazione che ha tenuto sospesi non solo i diretti interessati, ma anche l’intero sistema sanitario dei due principali presìdi dell’Alta Irpinia: Ariano Irpino e Sant’Angelo dei Lombardi. Il nodo più critico, come evidenziato nel nostro precedente articolo, è fissato alla mezzanotte del 31 luglio 2025. È a quell’ora che, tecnicamente, i contratti scadono. Eppure, in alcuni casi, erano previsti turni proprio nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto. Chi doveva coprirli? Chi si sarebbe assunto la responsabilità di un medico teoricamente fuori contratto? E, soprattutto, che impatto avrebbe avuto tutto ciò sull’assistenza ai cittadini? A queste domande – rimaste per giorni senza risposta – ha fatto seguito, finalmente, un provvedimento ufficiale della Direzione Strategica dell’ASL Avellino. Un atto che arriva dopo mesi di emergenza silenziosa e che conferma quanto già denunciato da operatori e sindacati: le carenze di personale sono strutturali, e ogni tentativo di tamponare la situazione con concorsi, mobilità o utilizzo di graduatorie si è finora rivelato insufficiente. La Direzione prende atto del rischio concreto di un’interruzione del servizio pubblico sanitario nei due presìdi e ribadisce il dovere dell’Azienda di garantire la continuità assistenziale. Lo fa attraverso una serie di considerazioni: dalle richieste formali dei direttori dei presidi alla presa d’atto della mancata copertura delle posizioni previste dal piano triennale del fabbisogno. E soprattutto con il riconoscimento, nero su bianco, che servono misure straordinarie per evitare il collasso. Tra queste misure c’è la proroga, già disposta con Delibera n. 846 del 30 giugno, dei contratti in essere fino al 31 luglio. E, si presume, l’avvio di ulteriori atti per permettere – anche attraverso incarichi libero-professionali – la prosecuzione dell’attività assistenziale nelle prossime settimane.
Tutto questo si innesta su un quadro nazionale ancor più delicato. Dal 1° agosto, infatti, è previsto lo stop all’utilizzo dei cosiddetti “gettonisti” nei reparti di emergenza-urgenza. Un divieto imposto da un decreto ministeriale che colpisce proprio quelle realtà – come l’Irpinia – che hanno fatto ricorso con maggiore frequenza a queste forme contrattuali, nel tentativo di tenere in piedi i pronto soccorso. Il presidente dell’Ordine dei Medici di Avellino, Francesco Sellitto, è stato chiaro: “Ci saranno gravi problemi, soprattutto negli ospedali periferici come Sant’Angelo dei Lombardi e Ariano Irpino. Serve una deroga urgente per i medici in quiescenza”. La sua voce si aggiunge a quella di tanti operatori che, in queste settimane, hanno vissuto tra incertezze burocratiche, silenzi istituzionali e la consueta pressione del servizio quotidiano.
Il tempo, come abbiamo scritto, sta per scadere. E questa volta non è solo un modo di dire. In gioco non c’è solo la tenuta contrattuale dei medici, ma il diritto all’assistenza di decine di migliaia di cittadini. Il provvedimento dell’ASL, pur apprezzabile, è solo un primo passo. Ora servono risposte durature, visione strategica e scelte coraggiose. Perché la sanità non può continuare a vivere di proroghe e rincorse.





