Il conflitto in Ucraina entra nel giorno 1.272 e torna al centro del dibattito internazionale con una fitta agenda diplomatica nella capitale statunitense. In serata è previsto un bilaterale cruciale tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il presidente americano Donald Trump, seguito da un incontro con i principali leader europei: Ursula von der Leyen, Giorgia Meloni, Friedrich Merz, Emmanuel Macron, Alexander Stubb e Keir Starmer.
Le tensioni non mancano. Alla vigilia del vertice, Trump ha rilanciato un’affermazione controversa, suggerendo che Zelensky avrebbe potuto “mettere fine al conflitto quasi immediatamente”, rinunciando alla Crimea e ai piani di adesione dell’Ucraina alla NATO. Una posizione che ha suscitato l’immediata reazione del presidente ucraino, che su X ha ribadito: “La Crimea non avrebbe dovuto essere ceduta all’epoca”, smentendo qualsiasi intenzione di accettare compromessi territoriali.
Sabato scorso, nel vertice dei cosiddetti “Volenterosi”, i leader europei hanno riaffermato la loro posizione unitaria nel sostenere Kiev: “Una pace giusta e duratura è l’unico obiettivo”, si legge nella dichiarazione congiunta. Il presidente francese Emmanuel Macron ha ribadito con fermezza: “Putin non vuole la pace, ma la resa di Kiev”. Una linea condivisa anche da Palazzo Chigi, che ha sottolineato: “È fondamentale garantire la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina”.
L’incontro di oggi a Washington si preannuncia quindi decisivo, ma segnato da divergenze significative. Mentre gli Stati Uniti, sotto la nuova amministrazione Trump, sembrano spingere per una soluzione pragmatica ma controversa, l’Europa insiste sulla difesa dell’integrità territoriale ucraina. Sullo sfondo, la guerra continua, senza una vera tregua all’orizzonte.





