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Pronto soccorso di Avellino al collasso: 170 ore di attesa per il trasferimento in Reparto

AVELLINO – Cambiano i vertici, ma non cambiano le emergenze. All’Azienda Ospedaliera “San Giuseppe Moscati” di Avellino, il reparto di Pronto Soccorso continua a vivere una situazione di sovraffollamento cronico, che in queste settimane estive si è ulteriormente aggravata. Una crisi che si consuma tra numeri impietosi, attese interminabili e proteste dei familiari, mentre resta ancora aperto il cantiere per il nuovo reparto di Emergenza.

Nonostante l’insediamento della nuova direttrice generale dell’Asl, Maria Concetta Conte, che nei giorni scorsi aveva già denunciato la carenza di personale sanitario in Irpinia, le cifre registrate nelle ultime ore al Moscati confermano una realtà al limite della tenuta. Nella giornata di ieri, un paziente in codice arancione risultava in attesa di ricovero da oltre 125 ore, mentre un altro, in codice azzurro, era in stallo da 170 ore, quasi una settimana. Solo 24 ore prima, due anziani – sempre in codice arancione – avevano atteso rispettivamente 134 e 171 ore prima di accedere ai reparti.

Una media di attesa che si attesta ben oltre i limiti di efficienza previsti per una struttura ospedaliera d’emergenza. E che si scontra con la realtà di accessi ben oltre la capacità di carico: 68 pazienti presenti già nel primo pomeriggio di ieri, di cui 54 in trattamento e 14 in attesa di presa in carico. Numeri che superano di gran lunga la soglia dei 30 accessi oltre la quale – come confermano fonti interne – il Pronto Soccorso del Moscati inizia a “boccheggiare”.

Martedì scorso, il reparto aveva già raggiunto 87 pazienti presenti a metà mattinata, con ben 21 in attesa di una prima valutazione. E a peggiorare il quadro, la gravità dei casi: la maggior parte dei pazienti è infatti classificata in codice rosso o arancione, ovvero i più critici.

La scena che si presenta quotidianamente all’interno del reparto è quella di pazienti stipati in stanze e corridoi, sdraiati su barelle o sedie a rotelle, in attesa per giorni di un letto disponibile. Una situazione che esaspera i familiari in sala d’attesa, spesso protagonisti di proteste e tensioni con il personale sanitario.

Le cause? Sempre le stesse: carenza di personale, insufficienza di posti letto e mancanza di spazi fisici. In estate, poi, il quadro si aggrava per via della fisiologica riduzione di organico dovuta alle ferie di medici, infermieri e OSS.

Dal punto di vista logistico, intanto, è ancora in corso il cantiere per la ristrutturazione e l’ampliamento del Pronto Soccorso. I lavori – inaugurati a fine gennaio scorso dal presidente Vincenzo De Luca – prevedono un aumento della metratura dagli attuali 1.200 metri quadrati a 3.000, oltre alla rivisitazione dei percorsi assistenziali. Il progetto, finanziato per oltre 5 milioni di euro (in buona parte con fondi PNRR), avrebbe dovuto concludersi entro ottobre, secondo quanto dichiarato all’epoca dall’ormai ex direttore generale Renato Pizzuti.

Ora, però, le responsabilità ricadono sul nuovo DG Germano Perito, appena insediato, cui guarda con attenzione anche l’Ordine dei Medici di Avellino. Il presidente dell’Omceo, Francesco Sellitto, ha già espresso la volontà di promuovere un incontro congiunto con la direzione dell’Azienda Ospedaliera e dell’Asl per affrontare in modo integrato le fragilità del sistema sanitario provinciale e iniziare a “fare rete”.

Nel frattempo, però, al Pronto Soccorso del Moscati resta la stessa fotografia di sempre: quella di un reparto al collasso, dove l’attesa può durare giorni interi, e dove ogni nuovo accesso è una sfida logistica, clinica e, soprattutto, umana.

 

Fonte – Il Mattino

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