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Ucraina, Trump si defila dalla mediazione. Zelensky: “Vertice solo con garanzie di sicurezza”

La guerra in Ucraina entra nel suo 1.275° giorno e il quadro diplomatico si fa sempre più complesso. Donald Trump, che nei mesi scorsi aveva lasciato intendere un possibile ruolo attivo nella mediazione tra Russia e Ucraina, ora fa un passo indietro. Secondo quanto riportato dal Guardian, che cita fonti della Casa Bianca, l’ex presidente statunitense — e probabile sfidante di Biden alle prossime elezioni — avrebbe deciso di non partecipare direttamente a un eventuale incontro tra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, almeno “per il momento”.

Mentre sul fronte diplomatico si cerca di costruire ipotesi per un negoziato, da Kiev arriva un messaggio chiaro: nessun vertice con Putin sarà possibile senza un accordo preliminare sulle garanzie di sicurezza. A dirlo è stato lo stesso presidente Zelensky, che ha anche annunciato il test riuscito di un missile con una gittata di 3.000 km, a conferma dell’evoluzione della capacità difensiva dell’Ucraina.

“Un incontro diretto con Putin può avvenire solo dopo un’intesa seria sulle garanzie per la sicurezza del nostro Paese”, ha dichiarato il leader ucraino.

Tra i Paesi che Kiev considera location possibili per un futuro vertice, figurano Svizzera, Austria e Turchia, tutte nazioni con una posizione diplomatica equilibrata nel conflitto.

Dall’altra parte, la Russia continua a mettere paletti rigidi. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha ribadito che la presenza di truppe straniere in Ucraina è per Mosca assolutamente inaccettabile, sottolineando che qualunque scenario di pace dovrà prevedere il completo ritiro di personale militare internazionale dal territorio ucraino.

Intanto, il fronte militare resta rovente. Zelensky ha denunciato un’altra notte di attacchi su larga scala da parte delle forze russe, parlando di un nuovo “anti-record” di violenza contro infrastrutture civili, edifici residenziali e popolazione inerme. Un’escalation che continua a mietere vittime e a danneggiare pesantemente le città ucraine, alimentando ulteriormente la tensione.

Dal lato occidentale, il vicepresidente statunitense JD Vance ha dichiarato che saranno gli europei a doversi assumere la parte più consistente del peso delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina, evidenziando una possibile nuova distribuzione degli oneri internazionali sul conflitto.

Mentre si affaccia la possibilità — ancora lontana — di un incontro ai vertici, i segnali dal campo e dai palazzi del potere indicano che il percorso verso una pace duratura resta irto di ostacoli, sia militari che politici.

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