La guerra in Ucraina è giunta al giorno 1.293 e non mostra segni di tregua. Nella notte tra sabato e domenica, la capitale ucraina è stata teatro di uno degli attacchi più massicci dall’inizio del conflitto: le forze russe hanno lanciato 800 droni e 13 missili su Kiev, provocando morte e distruzione anche nel cuore istituzionale del Paese.
Tra gli obiettivi colpiti figura anche il palazzo del governo, duramente danneggiato da uno degli ordigni. Ma è in un altro edificio residenziale che si è consumata la tragedia più straziante: sotto le macerie sono stati ritrovati i corpi di una madre e del suo bambino di appena due mesi. Il bilancio complessivo dell’attacco parla di tre vittime accertate nella sola capitale.
La reazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky non si è fatta attendere: “Dopo un attacco di questa portata, ci aspettiamo ora una forte risposta dagli Stati Uniti”, ha dichiarato in un messaggio notturno alla nazione, rinnovando l’appello all’Occidente per un maggiore supporto militare ed economico.
Dagli Stati Uniti è giunta subito una risposta politica: il segretario al Tesoro Scott Bessent ha affermato che Washington è “pronta a far crollare l’economia russa”, ma ha chiesto un allineamento deciso da parte dell’Unione Europea, in particolare sul fronte delle sanzioni secondarie: misure mirate a colpire non solo Mosca, ma anche le entità straniere che ne sostengono l’apparato economico e militare.
Anche l’ex presidente e candidato alle prossime elezioni Donald Trump è intervenuto sulla crisi ucraina, annunciando che sarebbe “pronto a imporre nuove sanzioni alla Russia” in caso di un ritorno alla Casa Bianca. Trump ha aggiunto di essere “niente affatto contento” di quanto sta accadendo sul fronte orientale europeo.
Ma dal Cremlino la risposta è stata netta. In una nota diffusa a Mosca, il governo russo ha ribadito che “nessuna sanzione potrà costringere la Russia a cambiare la sua posizione coerente”, definendo l’offensiva su Kiev una “necessità strategica” nell’ambito dell’“operazione militare speciale”.
Intanto, la popolazione ucraina torna a fare i conti con l’orrore quotidiano. Le sirene antiaeree sono risuonate per ore nella notte, mentre squadre di soccorso e volontari continuano a scavare tra le macerie. Kiev si risveglia ancora una volta sotto attacco, ma non piegata. La guerra continua. E con essa, anche la conta delle vittime.





