Donald Trump accelera sulla strada della militarizzazione urbana e del ridimensionamento dei diritti internazionali. Dopo Washington, Chicago e Baltimora, il presidente degli Stati Uniti ha annunciato oggi lo schieramento della Guardia Nazionale anche a Memphis, sostenendo che l’obiettivo è “aumentare la sicurezza nelle città americane e proteggere i cittadini onesti dalla criminalità dilagante”.
Un messaggio chiaro che conferma l’impronta fortemente securitaria della sua amministrazione, sempre più orientata all’uso dell’esercito per il controllo dell’ordine pubblico, una misura che solleva non poche preoccupazioni tra osservatori internazionali e associazioni civili.
Ma non è tutto. Durante un’intervista alla stampa, Trump ha anche anticipato una proposta di revisione radicale del diritto d’asilo, che sarà presentata a fine settembre all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Le nuove regole proposte dall’amministrazione prevedono che:
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I richiedenti asilo dovranno chiedere protezione nel primo Paese in cui fanno ingresso, non in uno a loro scelta.
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L’asilo non sarà più permanente, ma temporaneo.
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Sarà il Paese ospitante a valutare periodicamente se nel Paese d’origine del richiedente siano “venute meno le cause di persecuzione” e, dunque, se sia possibile un rimpatrio forzato.
Trump ha definito questa riforma “di buon senso”, spiegando che “non possiamo più permettere che l’asilo venga usato come scusa per restare negli Stati Uniti a tempo indeterminato”. Per i critici, invece, si tratta di una palese violazione del diritto internazionale e della Convenzione di Ginevra, che protegge i rifugiati fino a che non sia garantita la loro sicurezza nel Paese di origine.
Infine, sul fronte economico, Trump è tornato a parlare dei dazi doganali e delle recenti cause aperte alla Corte Suprema per legittimare le politiche protezionistiche adottate durante il suo mandato. “Questo è uno dei casi più importanti nella storia degli Stati Uniti”, ha detto. “Se vinciamo, l’America sarà un razzo. Non solo economicamente, ma anche sul piano politico e morale”.
Il presidente ha ribadito che la sua linea dura su commercio, immigrazione e sicurezza urbana non solo continuerà, ma si intensificherà nei prossimi mesi: “Chi vuole un’America forte, protetta e rispettata, sa cosa deve fare”, ha detto con un chiaro riferimento alla campagna per le presidenziali 2026.
L’opposizione democratica parla di “svolta autoritaria” e accusa il presidente di voler trasformare le città in zone militarizzate. Le ONG per i diritti dei rifugiati parlano invece di “attacco frontale al diritto d’asilo”, denunciando un clima politico sempre più ostile ai migranti e alle minoranze.
Ma la base trumpiana applaude. Sui social media i suoi sostenitori esaltano la “linea dura” come risposta a quello che definiscono “il caos lasciato dai liberal”.
Una cosa è certa: tra militarizzazione interna, stretta sull’asilo e battaglie giudiziarie sui dazi, Donald Trump si prepara a una campagna elettorale ad altissimo impatto. E lo fa scegliendo le sue armi preferite: forza, identità e sfida alle regole del gioco.





