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Piano di pace USA, Netanyahu dice sì ma Hamas ha pochi giorni per rispondere

Il conflitto in Medioriente entra nel 725° giorno senza tregua. Dopo il vertice alla Casa Bianca con Donald Trump, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato di aver accettato la proposta americana in 20 punti per porre fine alla guerra a Gaza. Una precisazione però è arrivata immediatamente: nessun riconoscimento per uno Stato di Palestina. Inoltre, Netanyahu ha ribadito che l’esercito israeliano “resterà nella maggior parte della Striscia”, rafforzando l’idea di una presenza militare stabile a lungo termine.

Intanto, il presidente Trump ha dichiarato che concederà ad Hamas “tre o quattro giorni” per accettare il piano di pace, lasciando intendere che le pressioni diplomatiche si intensificheranno nelle prossime ore.

Tensione altissima anche a Gerusalemme Sud, dove si è verificato un possibile attentato: un’auto ha investito alcuni giovani per poi fermarsi bruscamente. Secondo le prime ricostruzioni, il conducente – sospettato di essere un terrorista – sarebbe sceso dal veicolo brandendo un coltello, ma è stato ucciso a colpi d’arma da fuoco da un civile presente sulla scena. Le autorità stanno indagando.

Nel frattempo, l’IDF (l’esercito israeliano) ha dichiarato di aver scoperto a Gaza documenti ufficiali che collegherebbero direttamente Hamas al finanziamento della “Global Flotilla Sumud”, una missione umanitaria in partenza anche dall’Italia. Dura la replica della portavoce italiana della missione, Maria Elena Delia: “Solo propaganda”.

La situazione potrebbe avere ricadute anche in Italia: la CGIL ha dichiarato di essere pronta a proclamare “uno sciopero generale tempestivo per tutte le categorie” in caso di attacchi, blocchi o sequestri delle imbarcazioni e dei materiali destinati alla Flotilla.

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