«Calmatevi e pensate finalmente ai vostri problemi». Con queste parole, il presidente russo Vladimir Putin ha liquidato gli allarmi lanciati da diversi leader europei su un possibile attacco russo ai Paesi NATO, definendoli «incredibili persino per chi li diffonde». Ma ha anche lanciato un avvertimento chiaro: Mosca continuerà a monitorare la crescente militarizzazione dell’Europa e si riserva il diritto di dare “risposte convincenti”.
Putin ha parlato nel corso della Conferenza del Club Valdai, appuntamento annuale dedicato alla geopolitica e alla strategia, che si è tenuto a Sochi. Al centro del suo intervento, la crescente tensione tra Russia e Occidente, alimentata – secondo il Cremlino – dalle recenti decisioni europee, come la costruzione di un “muro di droni” ai confini orientali e l’utilizzo dei beni russi congelati per finanziare nuove forniture militari all’Ucraina.
Il presidente russo ha ribaltato le accuse, sostenendo che sono i Paesi della NATO ad essere già in guerra con la Russia, e che «non lo nascondono neppure». Secondo Putin, gli istruttori occidentali sarebbero coinvolti non solo nell’addestramento dell’esercito ucraino, ma anche nelle scelte operative sul campo. Tuttavia, ha dichiarato, è «impossibile credere» che Mosca voglia attaccare l’Europa: «Lo sanno anche i loro governi, ma alimentano la narrativa della minaccia russa per giustificare una guerra ad oltranza».
Di tutt’altro avviso il nuovo segretario generale della NATO, Mark Rutte, che ha lanciato l’allarme: «Siamo tutti in pericolo. I missili ipersonici russi potrebbero colpire Roma, Amsterdam o Londra in pochi minuti». Rutte ha definito Putin «la principale minaccia strategica» per l’Alleanza Atlantica, sottolineando che il fronte orientale non è più solo una questione geografica, ma un rischio condiviso da tutte le capitali europee.
A rafforzare questo messaggio anche le parole del premier polacco Donald Tusk, che ha parlato apertamente di un’Europa già in guerra con Mosca: «Se l’Ucraina perde, sarà anche la nostra sconfitta».
Il leader del Cremlino ha poi puntato il dito contro Kiev, accusando l’esercito ucraino di aver colpito aree vicino alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, da tempo sotto controllo russo. «Le centrali ucraine sono ancora operative – ha avvertito –. Cosa ci impedirebbe di reagire?».
A sorpresa, Putin ha invece mantenuto un tono più conciliatorio nei confronti degli Stati Uniti, soprattutto con l’amministrazione Donald Trump, favorita nelle prossime elezioni. Ha definito “razionale” la volontà del tycoon di difendere gli interessi americani, lasciando aperta la porta a un possibile riavvicinamento: «La Russia è pronta a ristabilire pienamente le relazioni con gli USA». Parole che contrastano però con l’avvertimento del portavoce Dmitry Peskov, che poche ore prima aveva minacciato una risposta “appropriata” se Washington dovesse fornire a Kiev i missili da crociera Tomahawk, capaci di raggiungere Mosca.
Nel finale del suo intervento, Putin ha rievocato episodi del passato per giustificare la posizione russa: «Due volte abbiamo dichiarato di voler entrare nella NATO, due volte ci hanno rifiutati». Il presidente ha ribadito che senza la Russia non può esserci equilibrio globale, e ha chiuso con un monito durissimo: «La Russia non mostrerà mai debolezza o indecisione. Chi sogna di infliggerci una sconfitta strategica si illude».





