Un’ora di intervista serrata con Bruno Vespa tra Cinque minuti e Porta a porta per una Giorgia Meloni in versione offensiva. La premier, ospite della Rai nel secondo anniversario del 7 ottobre, non risparmia nessuno: dalle opposizioni accusate di non avere un progetto, alle manifestazioni filo-palestinesi, fino alla Flotilla umanitaria. È un intervento politico a tutto campo, che tocca anche i temi economici e istituzionali, ma che si concentra soprattutto sullo scontro frontale con gli avversari.
«Non hanno altro piano che mandare a casa me», attacca Meloni, puntando il dito su Giuseppe Conte. Poi replica a Matteo Renzi, che l’ha accusata di puntare al Quirinale: «Pensano sempre alla poltrona che devono occupare dopo e credono sia così anche per me». E ancora, riferendosi ad Avs e al movimento che ha promosso la denuncia contro l’Italia alla Corte penale internazionale, affonda: «Non sanno più dove denunciarci, dopo averci accusato di complicità in genocidio».
Il momento più teso dell’intervista arriva quando Meloni parla delle manifestazioni pro-Palestina del fine settimana. La premier si dice «scioccata» dagli striscioni che inneggiavano ad Hamas e al 7 ottobre: «Non erano infiltrati, ma il volto reale di certi cortei. La sinistra sta giocando con il fuoco. Ricevo minacce di morte ogni giorno. Attenzione: l’Italia ci è già passata», ammonisce, evocando gli anni di piombo.
Critiche anche alla Cgil, accusata di essere «più interessata alla sinistra che ai lavoratori». E un duro giudizio anche sull’iniziativa della Flotilla verso Gaza: «Esasperare gli animi oggi è irresponsabile. Se si volevano portare aiuti, bastavano due aerei in una mattinata. Ma se l’obiettivo era forzare il blocco navale, allora Giuseppe Conte dovrebbe ricordare che è in vigore dal 2009».
Nel giorno della ricorrenza del 7 ottobre, Meloni rilancia anche una linea diplomatica: «Il piano di pace proposto da Trump raccoglie un consenso quasi totale. È un’opportunità che non va sprecata, anche se alcune forze politiche in Parlamento hanno scelto di non sostenerlo».
Poi il ritorno allo scontro politico interno. «Hanno promesso agli elettori delle Marche il riconoscimento dello Stato di Palestina, e a quelli della Calabria l’abolizione del bollo auto. Ma gli italiani capiscono quando li si prende in giro», afferma, convinta della tenuta del consenso.
La premier tocca anche i temi economici: «In manovra aiuteremo chi guadagna fino a 50 mila euro», promette. E rilancia la proposta di una nuova legge elettorale con il nome del candidato premier sulla scheda.
Sul fronte della giustizia, ribadisce il sostegno alla riforma della separazione delle carriere, in vista del referendum: «Mi auguro gli italiani votino nel merito, non per motivi politici. E comunque l’esito non avrà conseguenze sul governo».
Infine, chiude ogni spiraglio su un possibile ingresso nel Partito Popolare Europeo: «Non siamo noi ad avvicinarci a loro. Sono loro ad avvicinarsi a noi».
All’uscita dagli studi Rai, Meloni appare soddisfatta: «Ho parlato per un’ora», commenta sorridendo ai cronisti. Una premier determinata a mantenere l’iniziativa politica, mentre il clima politico e sociale del Paese resta teso.





