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Irpinia, la fibra ottica diventa una rete sismica di 80 km: nuova era per il monitoraggio dei terremoti

Cresce e si consolida la rete di osservazione geofisica in Irpinia. I 20 chilometri di fibra ottica inizialmente sperimentati diventano 80, trasformando un progetto pilota in un vero e proprio sistema di monitoraggio sismico di ultima generazione. Il nuovo sistema ha già registrato il recente terremoto di magnitudo 4.0 che ha colpito la provincia di Avellino, offrendo dati inediti sulla propagazione delle onde sismiche.

L’Irpinia Near Fault Observatory (INFO), nato dalla collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e l’Università degli Studi di Napoli Federico II nell’ambito dell’infrastruttura europea EPOS, diventa così una realtà operativa grazie al progetto PNRR-MEET dell’INGV. Da oltre un anno l’osservatorio è dotato di un sistema sperimentale di rilevamento sismico distribuito (DAS) basato su fibra ottica, installato a Tito Scalo (Potenza). Oggi la rete copre un tratto di 80 chilometri che collega Sant’Angelo le Fratte a Castelgrande, monitorando in continuo il sistema di faglie irpino-lucano con un livello di dettaglio mai raggiunto prima.

«Per studiare la dinamica della crosta terrestre in Irpinia abbiamo bisogno di una lente d’ingrandimento che ci permetta di osservare anche i terremoti più piccoli», spiega Giulio Selvaggi, sismologo dell’INGV e coordinatore scientifico del progetto MEET. Grazie alla collaborazione con le aziende Metis e Fastweb, la fibra ottica utilizzata per le telecomunicazioni è diventata una fitta rete di sensori distribuiti: «È come avere un sismometro ogni dieci metri lungo 80 chilometri di tracciato», aggiunge Gilberto Saccorotti, anche lui sismologo dell’INGV.

Il nuovo sistema, capace di catturare deformazioni infinitesimali del terreno attraverso impulsi luminosi, rappresenta un passo avanti nella ricerca sismologica. Ha già registrato numerosi eventi di bassa magnitudo e ha fornito una mappa dettagliata della propagazione delle onde del terremoto del 25 ottobre scorso.

«Con questa tecnologia possiamo finalmente osservare in modo continuo e ad altissima risoluzione ciò che accade lungo il sistema di faglie dell’Irpinia», commenta Gaetano Festa, professore di Fisica all’Università Federico II. «È un salto di qualità decisivo per la comprensione dei processi che generano i terremoti e per la valutazione del rischio sismico».

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