L’Amministrazione comunale di Lacedonia, interpretando la volontà della popolazione e forte di una congrua raccolta di firme, ha attribuito la cittadinanza onoraria a padre Franco Pepe, frate minore che, in oltre un trentennio di apostolato e di impegno sociale e civile, ha impresso un solco profondo nella memoria collettiva e individuale degli appartenenti a molte generazioni. Egli giunse a Lacedonia, nel convento “San Carlo da Sezze”, il 27 settembre 1971, in un periodo certamente non facile per il clero, tanto secolare quanto regolare, perché immediatamente successivo alle contestazioni del 1968 e perché occorreva cambiare un modus operandi ecclesiastico plurisecolare, adeguandolo alle istanze promananti dal Concilio Vaticano II, che richiedeva espressamente un maggiore impegno nell’ambito della società. Padre Franco fu un fedele interprete degli imperativi ai quali, per spirito di obbedienza, doveva attenersi, ragion per la quale si mise immediatamente all’opera.
Accanto al suo padre spirituale e confratello padre Giacomo Saccone, non trascurando affatto le incombenze relative al culto, che per ogni frate costituiscono il primo degli impegni, curava anche la sua cultura personale, ritenendola, a ragion veduta, un importante strumento di evangelizzazione e di comprensione reciproca tra diversità di vedute, conseguendo diverse lauree, prima delle quali quella in teologia, naturalmente.
La sua missione sociale cominciò a manifestarsi tra gi anziani, che iniziarono a collaborare, ma ben presto divenne il catalizzatore dell’infanzia e della gioventù.
A suo merito vanno ascritti, ad esempio, i primi concorsi letterari scolastici. Ancora, gli spettacoli canori che vedevano protagonisti i bambini locali, ai quali egli invitava personaggi famosi a livello nazionale, come il celebre Mago Zurlì dello Zecchino d’Oro, in anni in cui la televisione aveva soltanto due canali in bianco e nero. Creò un coro che ebbe ad esibirsi in eterogenee località italiane, ma anche in Svizzera e in Francia. Organizzò una compagnia teatrale, allestendo commedie di Edoardo Scarpetta, con scenografie molto curate.
Ancora vanno sottolineate le tantissime gite e i lunghi viaggi che egli organizzava ogni anno, anche in località molto ambite, in un’epoca nella quale i viaggi non erano proprio così frequenti e non tutti avevano la possibilità di visitare mete religiose e turistiche rilevanti.
A tal proposito, ad esempio, fu lui a organizzare i pellegrinaggi a Lourdes e a Fatima.
Sul fronte culturale, bisogna rammentare i tantissimi cineforum, i dibattiti, le conferenze tenute anche da personaggi di rilievo nazionale che egli invitava, come ad esempio Luciano De Crescenzo.
Anche sul fronte della parità di genere egli si è dimostrato essere in anticipo sui tempi, perché guardava all’individuo e alle sue qualità, riconoscendo il merito laddove si trovava: nella sua considerazione le persone, a prescindere dal sesso di appartenenza, erano del tutto alla pari.
Con lui cominciarono le tradizioni dei Presepi e delle Vie Crucis viventi, con il coinvolgimento di molta parte della popolazione, ed ancora a lui va ascritto il merito di aver creato centri di aggregazione giovanile sotto l’egida, ad esempio, della GIFRA, la Gioventù francescana, ed ancora dell’ANSPI, tuttora operante, della quale fu nominato direttore spirituale diocesano dal vescovo mons. Agnozzi. Curò anche l’Azione cattolica, tenendovi incontri educativi e formativi. Infatti gli incontri che si ripetevano, settimana dopo settimana, erano incentrati sulla responsabilità civile, sulla cittadinanza attiva e sulla legalità e spesso faceva intervenire, in qualità di esperti, operatori dei vari settori.
Si impegnò anche sul fronte sportivo, al punto da aver messo in piedi una squadra di calcio che partecipò, vincendolo, ad un torneo nazionale a Rimini. Oltretutto fece in modo che il retro del convento fosse destinato a campo di calcetto, ancora oggi perfettamente funzionante.
A questo occorre unire una instancabile azione pastorale, alla quale egli dedicava molto del suo tempo, senza mai sottrarsi quando si trattava di prestare aiuto a chi glie lo richiedesse.
Il suo servizio a Lacedonia si concluse nel 2001, quando fu nominato provinciale dell’Ordine.
Ma tale conclusione è stata soltanto apparente. Per quanto padre Franco, infatti, operi oggi nell’oasi francescana di Montecalvo, negli anni è sempre stato presente nelle occasioni importanti a Lacedonia, ma ancora presta il suo servizio curando, spiritualmente, i laici lacedoniesi appartenenti al terzo ordine francescano.
Un rapporto, quello con padre Franco, che continua non soltanto nel ricordo collettivo, ma anche nell’azione concreta.
Articolo a cura di Michele Miscia






