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Tensioni a Minneapolis, Trump apre al ritiro dell’Ice ma rilancia sui controlli: “Basta città santuario”

Donald Trump apre all’ipotesi di un ritiro dell’Ice da Minneapolis, ma senza indicare una tempistica precisa. In un’intervista telefonica al Wall Street Journal, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato: “A un certo punto ce ne andremo. Abbiamo fatto, hanno fatto un lavoro fenomenale”. Le parole arrivano dopo l’uccisione dell’infermiere Alex Pretti da parte di agenti federali anti-immigrazione, episodio che ha acceso proteste e tensioni nello Stato del Minnesota.

Alla domanda su un’eventuale partenza imminente degli agenti, Trump ha elogiato l’operato dell’amministrazione nello Stato, precisando però che resterà “un gruppo diverso di persone per la frode finanziaria”. Il presidente ha infatti indicato un vasto scandalo legato ai servizi sociali del Minnesota come una delle ragioni dell’intensificazione dei controlli, collegando la lotta alla frode alle politiche sull’immigrazione. Annunciato anche l’invio dello “zar dei confini”, Tom Homan, con il compito di monitorare direttamente la situazione.

Sul piano politico, Trump ha attribuito la responsabilità delle violenze ai Democratici, accusandoli di non collaborare con le autorità federali e di incoraggiare “agitatori di sinistra” a ostacolare le operazioni dell’Ice. In un messaggio pubblicato su Truth Social, il presidente ha parlato di “caos provocato dai Democratici”, sostenendo che le loro politiche avrebbero messo “i criminali immigrati illegali al di sopra dei cittadini rispettosi della legge”, creando condizioni pericolose culminate nella morte di due cittadini americani.

Trump ha inoltre chiesto al Congresso di intervenire per porre fine alle cosiddette “città santuario”, invitando il governatore del Minnesota Tim Walz, il sindaco di Minneapolis Jacob Frey e gli altri amministratori democratici a collaborare con la Casa Bianca nell’applicazione delle leggi sull’immigrazione, “anziché alimentare divisione, caos e violenza”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il vicepremier e ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani, che ha parlato apertamente di “abusi” da parte dell’Ice. “Tra arrestare una persona armata e ucciderla c’è una bella differenza”, ha dichiarato, aggiungendo che anche alla Casa Bianca starebbe maturando la consapevolezza che “certi eccessi non vadano bene”.

Intanto Trump ha confermato l’invio immediato di Tom Homan in Minnesota: “È duro ma giusto e riferirà direttamente a me”, ha scritto il presidente. Una mossa che segnala la volontà dell’amministrazione di mantenere alta la pressione, mentre sul terreno restano forti le tensioni tra manifestanti e forze federali.

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