Un botto sordo, violento. Poi il fumo, denso, quasi gelatinoso. Da quella nube emerge una sagoma vestita di giallo che barcolla e crolla a terra, come colpita da un proiettile al poligono. Invece è l’onda d’urto di un petardo, piovuto dritto dal settore occupato dai tifosi dell’Inter. A essere centrato è il portiere della Cremonese, Emil Audero.
È appena iniziato il secondo tempo allo stadio Zini. La partita è già indirizzata verso l’esito più prevedibile, quando sul campo cala improvvisamente una cappa di silenzio che sa di panico. Audero si tocca l’orecchio destro, rimbombante, lo sguardo stordito e incredulo. Tutti capiscono subito che non si tratta di una semplice interruzione di gioco.
Corrono verso l’area dei padroni di casa in tanti: Dimarco, Lautaro, Baschirotto. Anche Cristian Chivu si avvicina, per sincerarsi delle condizioni del portiere e provare a placare la curva. Akanji, che in Premier League a certe scene non è abituato, scuote la testa davanti a quel magma indistinto di vigliaccheria. La domanda rimbalza ovunque, sugli spalti e in panchina: perché?
Il pensiero corre veloce anche alle conseguenze sportive. Se Audero fosse costretto a uscire, Nicola dovrebbe sostituirlo e lo 0-2 maturato rapidamente sul campo potrebbe trasformarsi in uno 0-3 a tavolino. Ma il portiere si rialza. Ha una ferita a una coscia, l’orecchio che continua a fischiare. Eppure non chiede il cambio. Non ci pensa nemmeno per un istante. Vuole continuare. E continuerà fino alla fine.
Una scelta che non è solo figlia del suo recente passato nerazzurro – quattro presenze nel campionato concluso con lo scudetto della stella – ma soprattutto di una questione di stile. Di classe. Qualcosa di simile si era visto anni fa con Edoardo Bove, colpito da una bottiglietta lanciata dai tifosi della Lazio durante un derby: già sostituito, non fece una piega e si avviò con calma verso gli spogliatoi. La classe non è acqua, in tutti i sensi.
Di segno opposto l’umanità mostrata da chi quel petardo lo ha lanciato. Secondo quanto emerso, le forze dell’ordine lo avrebbero già individuato: nel compiere il suo gesto, il responsabile ha perso tre dita ed è stato ricoverato in ospedale. Per lui scatterà l’arresto.
La domenica di tensione non si è chiusa con il fischio finale. In serata, alla stazione di Cremona, in attesa del regionale delle 21.30, si sono vissuti momenti concitati tra ultras e polizia: alcune persone sono scese sui binari per evitare la calca, con grande spavento per i viaggiatori estranei alla partita.
Sul piano sportivo, l’elemento decisivo è proprio il comportamento di Audero. Poiché l’episodio non ha inciso sul regolare svolgimento dell’incontro, il risultato di 0-2 sarà omologato. L’Inter, però, dovrà fare i conti con una multa molto pesante, in base al principio della responsabilità oggettiva. E la tifoseria rischia una sanzione severa: non solo il possibile blocco delle trasferte, ma anche la chiusura della Curva Nord di San Siro per una o più partite.





