L’Ospedale di Comunità previsto a Montella resta fermo al punto di partenza. A intervenire, ancora una volta, dentro e fuori dal Consiglio comunale, è il gruppo Azione Popolare, che ribadisce una posizione chiara: la struttura sanitaria è necessaria per Montella e per l’Alta Valle del Calore. Ma, nelle condizioni attuali, rischia di non partire mai.
Due le questioni sollevate dal gruppo, definite concrete e documentali: la proprietà dell’immobile individuato e la sua effettiva idoneità strutturale a ospitare un presidio sanitario finanziato con fondi PNRR. Sul primo punto, Azione Popolare sostiene da tempo che lo stabile non appartenga né ai frati né al Comune, ma al Fondo Edifici di Culto (FEC), organismo del Ministero dell’Interno che gestisce beni immobili di interesse religioso. La questione sarebbe stata posta più volte in Consiglio comunale e oggi viene richiamata anche alla luce di dichiarazioni attribuite alla dirigenza dell’ASL, che avrebbe chiesto documentazione certa sulla titolarità del bene in capo al Comune.
Il nodo, secondo il gruppo, è giuridico prima ancora che politico: senza un titolo di proprietà formalmente valido, i lavori non possono partire. Nell’ultima delibera di giunta l’immobile viene definito “di proprietà e/o comunque in detenzione”, una formula che, per Azione Popolare, lascia spazio a dubbi. In gioco ci sono risorse pubbliche e scadenze legate al PNRR, e il tempo non è una variabile secondaria. Il Comune ha firmato con l’ASL un comodato d’uso gratuito trentennale, considerandosi proprietario dell’edificio; tuttavia, secondo quanto riferito, i soggetti effettivamente coinvolti risulterebbero essere il FEC e l’ASL, che detiene l’immobile e ha presentato il progetto per il finanziamento. La richiesta è semplice: se esiste un titolo chiaro, venga prodotto. In caso contrario, il problema resta aperto.
La seconda questione riguarda la sicurezza strutturale. Nel 2010 furono eseguiti lavori di miglioramento antisismico, ma non un adeguamento completo. Parte delle spese sarebbe stata sostenuta dai frati attraverso le offerte dei fedeli. Si trattò, dunque, di un intervento parziale e non di una messa in sicurezza definitiva. Ad oggi, sostiene il gruppo, non risulterebbe depositato presso il Genio Civile un progetto di adeguamento strutturale idoneo a trasformare l’edificio in Ospedale di Comunità, e in assenza di documentazione lo stesso ufficio avrebbe chiesto chiarimenti ufficiali.
Il riferimento è anche a precedenti esperienze vissute dalla comunità, come la vicenda della scuola di via Don Minzoni, quando la vulnerabilità di un edificio strategico emerse solo dopo verifiche approfondite. Un presidio sanitario, osserva Azione Popolare, richiede standard ancora più elevati e non può fondarsi su interpretazioni elastiche.
L’immobile in questione sorge su terreno del Fondo Edifici di Culto. Nel 2007 una delibera ne dispose la sistemazione con fondi raccolti dai frati attraverso le offerte dei fedeli, destinandolo a Casa di Accoglienza. Negli anni la struttura ha ospitato pellegrini e giovani ed è stata anche residenza per la comunità religiosa. Durante l’emergenza pandemica fu messa a disposizione come Centro Covid; successivamente, secondo quanto riferito, i frati avrebbero lasciato l’edificio, trovando sistemazioni provvisorie grazie al sostegno di benefattori locali.
Azione Popolare ricorda inoltre precedenti scelte amministrative in materia di edilizia pubblica e sanitaria, tra cui la programmazione del polo scolastico oggi avviato e l’ipotesi, condivisa con l’ASL, di destinare l’edificio delle scuole medie a distretto sanitario con guardia medica, 118 e medici di base, delineando un diverso modello di sanità territoriale.
Secondo il gruppo, collocare l’Ospedale di Comunità nella struttura conventuale comporterebbe con ogni probabilità la chiusura definitiva del convento, considerato un punto di riferimento storico, spirituale e sociale per l’area irpina. La necessità del presidio sanitario non viene messa in discussione: operatori del territorio si sono già formati per questo servizio e l’attesa è concreta. Proprio per questo, sostiene Azione Popolare, servono basi solide, con proprietà chiara, progetto strutturale depositato e atti formalmente ineccepibili.
Il gruppo riferisce infine di non essere stato coinvolto in una riunione con il Prefetto, pur avendo sollevato formalmente le criticità, e annuncia che continuerà a vigilare. L’ospedale è una necessità condivisa, ma a Montella il nodo resta sospeso tra un titolo che va mostrato e un edificio che deve dimostrare di poter reggere, giuridicamente e strutturalmente, il peso di una funzione sanitaria strategica.





