Il referendum sulla giustizia restituisce un quadro articolato e, per certi versi, controintuitivo: mentre in Italia prevale il No, tra gli italiani residenti all’estero è il Sì a imporsi con una maggioranza significativa. Quando sono state scrutinate 1.902 sezioni su un totale di 2.207, il Sì ha raggiunto il 55,47% dei consensi, contro il 44,53% del No, secondo i dati diffusi dal portale Eligendo del Ministero dell’Interno.
Il risultato complessivo nasconde tuttavia differenze geografiche rilevanti. L’unica area in cui il No prevale è l’Europa, con il 55,62% contro il 44,38%. In Svizzera, uno dei bacini più consistenti di elettori italiani all’estero, il risultato è stato particolarmente equilibrato: il No ha vinto di misura con il 50,83%, contro il 49,17% del Sì.
Al di fuori del continente europeo, il Sì si afferma invece con maggiore decisione. In America Settentrionale e Centrale ottiene il 60,03% dei voti, lasciando al No il 39,97%. Ancora più netto il divario in America Meridionale, dove il Sì raggiunge il 72,33%, mentre il No si ferma al 27,67%. Nella ripartizione che comprende Africa, Asia, Oceania e Antartide, il Sì prevale con il 53,2% contro il 46,8%.
Il voto degli italiani all’estero si è svolto per corrispondenza: i plichi elettorali sono stati inviati dai consolati nelle settimane precedenti alle giornate di voto del 22 e 23 marzo. Si tratta di una modalità ormai consolidata, ma che continua a registrare livelli di partecipazione relativamente contenuti.
Nonostante l’orientamento favorevole alle riforme, il peso numerico dei voti provenienti dall’estero non è stato sufficiente a incidere sull’esito complessivo del referendum. L’affluenza si è infatti attestata intorno al 20%, un dato significativamente inferiore rispetto alla partecipazione registrata sul territorio nazionale.
Il risultato conferma comunque una tendenza già osservata in passato: nei referendum costituzionali, gli italiani all’estero mostrano spesso una maggiore propensione a sostenere le proposte di riforma. Un atteggiamento che riflette probabilmente una diversa percezione delle istituzioni e del funzionamento dello Stato, maturata nel confronto con altri sistemi politici e giuridici.





